«Anche stamattina si stava interessando ai problemi della diocesi»
«Anche se soffriva perché la sua malattia era davvero debilitante, non lo dava a vedere ed è rimasto lucido fino all'ultimo vivendo nella fede. Solo questa mattina (ieri mattina, ndr) si è assopito poche ore prima di spirare».
«Ha ragionato con noi fino all'ultimo, quando l'alta febbre degli ultimi giorni glielo permetteva».
Si commuove don Giovanni Vitale, ricordando le ultime ore di vita terrena del vescovo. Vitale, modenese 48enne, di monsignor Lanfranchi era infatti il segretario particolare, ossia la persona a lui più vicina insieme al vicario Morandi. Ha passato le ultime ore al capezzale del vescovo e conosceva il prelato da tempo, oltre ad essere stato l'ultimo sacerdote ordinato da Lanfranchi.
«Era il 31 maggio 2014 - spiega don Vitale - ed entrai nella Chiesa dopo avere frequentato il seminario in tarda età. Prima infatti facevo il ricercatore universitario a Modena e per tutto questo mio percorso il vescovo mi è stato vicino e mi ha consigliato. Si era creato un rapporto speciale, tanto che io mi permettevo di chiedergli consigli». Il segretario ci tiene a precisare che il suo non era però un rapporto privilegiato: «Il nostro vescovo aveva una parola di conforto per tutti, anche se non potevo nascondere la gioia di essere stato ordinato parroco da lui, anche perché pochi giorni dopo questo atto - eravamo a giugno dell'anno scorso - monsignor Lanfranchi venne informato della sua terribile malattia. Ma lui era molto attento con tutte le persone e cercava di andare incontro ai loro bisogni».
Secondo il segretario il centesimo vescovo di Modena aveva un pregio evidente: «Ho sempre avuto netta la sensazione che Lanfranchi avesse una particolare capacità di comprendere i bisogni delle persone che a lui si rivolgevano. Queste caratteristica ha contribuito secondo me enormemente a tenere salda e unita la nostra comunità cristiana. Lui aveva una grande forza di volontà e aveva sempre ben chiari gli obiettivi che l'Arcidiocesi di Modena e Nonantola doveva raggiungere in questi tempi non semplici. Per questo anche negli ultimi tempi cercava di mettere in secondo piano la malattia». Questi comportamenti del prelato deceduto sono evidenti nel periodo delle recenti festività natalizie: «Pochi giorni prima di Natale ricordo che volle andare in alcune case di riposo per dire messa insieme agli anziani. Ha poi officiato anche le due messe, al Duomo e presso l'Abbazia di Nonantola. Davvero non si è risparmiato». Conclude: «Facevo per lui tutte le attività di un segretario compreso tenergli l'agenda degli eventi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google