I fedeli: «Era un pastore un padre, quasi un santo»
Dalle 16 in Duomo e in S. Eufemia decine di persone si sono raccolte per pregare «Siamo qui per ricordarlo, un uomo forte, sempre disponibile e che ringraziamo»
«Un pastore», «quasi un santo», «un amico dei giovani», «un padre». I fedeli di Modena ricordano così l’arcivescovo Antonio Lanfranchi. Sin dalle 4 del pomeriggio arrivano fedeli per pregare. «Ho visto le bandiere a mezz’asta - racconta Michele - temevo che fosse successo qualcosa. Ho detto una preghiera di requiem per lui, in ogni caso non avrebbe fatto male. È un pastore che si è fatto volere bene dai fedeli di Modena». In arcidiocesi danno solo indicazioni sul funerale, avvolti in un rispettoso silenzio. Davanti al Duomo continua la processione di fedeli. «L’avevo incontrato durante le funzioni - riprende Silvia - era un uomo di grande fede, semplice, molto disponibile. Sono in Duomo per ricordarlo». «Ho un ricordo legato a lui - aggiunge Federico Manicardi - quando sono andato in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù. Mi sono confrontato con lui, era molto legato a noi giovani. Era un vescovo giovane, la notizia ci ha colto un po’ di sorpresa. È il primo vescovo che muore durante il suo mandato». «L’avevo incontrato la settimana scorsa - ricorda don Gregorio Colosio - mi aveva fatto impressione per come stava, era sofferente. Mi viene in mente la sua fermezza durante i ritiri. Ha dato una sterzata, soprattutto a noi preti». «È stato un pastore - riprende un fedele - un pastore di anime». «Era un po’ un santo», ha aggiunto un’altra. «Non molto tempo fa aveva inaugurato la piccola parrocchia della Questura», conferma un fedele. Alle 17 il triste suono delle campane stride con le voci gioiose dei bambini che festeggiano martedì grasso in piazza Grande, con bombolette e maschere. Anche nella chiesa di S. Eufemia i volti denotano sofferenza. «Sono a Modena da poco - garantisce una donna all’uscita - eppure posso dire con certezza che era una persona disponibile, soprattutto con i giovani». «È stato certamente un vescovo che Modena ricorderà con affetto - spiega Gildo - ha vissuto l’essere modenese, anche se era di Piacenza. Era molto attento verso i giovani, i sofferenti, i disabili. Ha fatto del bene con la Casa della Carità. Ho pregato per ringraziarlo». Verso il Duomo incontriamo Giuseppe Tibis. «Una brutta giornata per Modena», commenta il giudice. «Comunicava con forza la fede», riconosce una suora prima di entrare per la messa delle 18. «Il nostro pastore ci ha lasciato - esordisce il parroco, don Orfeo Cavallini, davanti a circa cinquanta persone - è un’occasione per stare in preghiera ancora di più e comprendere il senso dell’esistenza, che è un dono da donare. Affidiamo all’intercessione dei santi la preghiera per l’arcivescovo. Dio, accogli il vescovo Antonio nella dimora eterna perché riceva il premio delle sue fatiche». Durante l’omelia don Orfeo esorta i fedeli a non vivere superficialmente, «facendo tesoro di ciò che è semplice, facendo le cose in modo nuovo». Prima delle benedizione finale un ultimo appello: «Signore, apri le braccia della Tua misericordia al nostro vescovo Antonio».
Gabriele Farina
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