Il ricordo dei vescovi: «Perdiamo un amico»
«Una persona di grande umanità che affrontava ogni situazione con empatia, vicinanza e autenticità»
La notizia dell scomparsa di monsignor Lanfranchi ha rapidamente fatto il giro della chiesa italiana e della diocesi emiliane in particolare. Da Piacenza monsignor Lino Pizzi, modenese, manifesta il suo cordoglio: «Mi spiace molto. L’avevo salutato il giorno di S. Geminiano. Dopo la cerimonia in Duomo ero andato a trovarlo al Policlinico. In effetti, l’avevo visto molto sofferente e ho temuto potesse arrivare questo giorno... Ci conoscevamo molto bene, grazie al periodo in cui abbiamo vissuto da vicini di diocesi in Romagna. Eravamo diventati amici, mi ha sempre colpito la sua grande cordialità, la sua capacità di mediare e affrontare ogni situazione con tranquillità».
Particolarmente commosso il ricordo del vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, anche lui modenese. «Eravamo diventati amici nell’Azione Cattolica, alla giornata mondiale della gioventù del 1993 quando ci ritrovammo insieme, all’evento con i ragazzi che seguivamo. - racconta - Il ricordo è quello di una persona acuta, intelligente, di una profonda preparazione. Soprattutto per quanto concerne il tema della pastorale dei giovani, che era quello che gli stava particolarmente a cuore. Giovani con i quali aveva una grande affinità e sapeva entrare in sintonia. Mi ha poi sempre colpito la sua grande umanità ,era una persona piacevole come piacevole era la sua compagnia. Il dialogare con lui era sempre una cosa molto fruttuosa, per chi ne aveva occasione. Posso dire senza dubbio che Modena ha perso un grande vescovo. E lo ha perso in un modo crudele, così giovane stroncato da una malattia così repentina. Questa evidentemente è la prova che il Signore ha voluto affidare alla comunità modenese, chiamando a sé il suo pastore».
Monsignor Solmi si sofferma poi sul modo di affrontare la malattia. «In questi mesi, oltre alla sua grande dignità e fiducia nell’affrontare la malattia, mi ha molto colpito la grande devozione dei suoi collaboratori e delle persone che lo coadiuvavano in curia. Più che amici, o fratelli, avevano verso Antonio un atteggiamento di figli. Una cosa molto belle».
Il Vescovo di Carpi, Francesco Cavina, appresa la dolorosa notizia della prematura scomparsa dell’Arcivescovo si è raccolto in preghiera per il suffragio della sua anima e per invocare dal Signore conforto alla Chiesa di Modena «che monsignor Lanfranchi - afferma - ha presieduto con saggezza evangelica, zelo pastorale e profonda umanità. Nel periodo della malattia monsignor Lanfranchi, con la forza e l’accettazione derivate dalla fede, è stato testimonianza per tutti noi e ci ha offerto un esempio di come, uniti alla croce di Cristo, si possa affrontare la sofferenza con serenità e abbandono alla volontà di Dio».
Il Vescovo di Carpi, unito al Clero e alla Comunità, esprime all’Arcidiocesi fraterna vicinanza e assicura la preghiera con la certezza che dalla morte dell’amato pastore nascerà la vita e una rinnovata tensione ad amare e seguire il Signore.
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