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La sua missione era educare

La sua missione era educare

Anche a Modena aveva accolto con grande entusiasmo eventi come la festa dei cresimandi e il natale degli sportivi

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Bisognava vederlo nel marzo del 2014, al Palapanini, monsignor Lanfranchi: 5mila cresimandi che sugli spalti ridevano e scherzavano e al centro del parquet il vescovo e abate di Nonantola sprizzava felicità: «Sono commosso e contento - disse il prelato in quella occasione - perché questo appuntamento sta diventando una bella tradizione. Per i giovani la cresima è un appuntamento fondamentale, perché con essa entrano a fare parte della comunità cristiana e anche civile. E poi loro sono il futuro». Il vescovo, al di là di tante occasioni importanti dettate dal suo magistero, trovava forse la sua vera dimensione nell'incontro con le giovani generazioni e dunque attendeva con gioia l'arrivo di due appuntamenti che riunivano al palasport migliaia di ragazzi ogni volta. Non solo l'appuntamento con i cresimandi che si teneva ogni anno poco prima di Pasqua - quest'anno la Diocesi aveva spostato l'incontro a causa del peggioramento della malattia di Lanfranchi - ma anche l'incontro con il mondo dello sport modenese. Anche questo, previsto nei giorni che precedono le feste natalizie e denominato “Il Natale degli sportivi” grazie al Csi (Centro Sportivo Italiano di Modena) e al Comune, nell'anno appena chiuso con si è tenuto perché il vescovo in quei giorni era ricoverato in ospedale. Ma anche questa era una festa che Lanfranchi aveva voluto per i giovani della sua diocesi di Modena e Nonantola: anche qui migliaia di giovani rappresentanti di tante società sportive che non volevano fare mancare il loro affetto al centesimo vescovo della città appena deceduto. Monsignor Lanfranchi aveva infatti compreso, anche nelle sue precedenti sedi vescovili a Bobbio e a Cesena, che il rapporto con le giovani generazioni era fondamentale soprattutto per gli aspetti di relazione al servizio della persona e della sua educazione. Lo sport, naturalmente, in questi concetti era fondamentale. Con Lanfranchi insomma si trovava una dimensione di verità e lo dimostravano ancora gli incontri con i cresimandi. Nell’ultimo appuntamento, curato dall'ufficio catechistico diocesano in collaborazione con Azione Cattolica Ragazzi, gli scout dell'Agesci e il Csi, al termine di canti, balli, colori e decine di “ole” dei ragazzi sugli spalti il prelato era capace di portare tutti alla verità: né tablet o social network bensì “Il Signore, è il segreto della gioia. Gli oggetti che ci circondano, possono portarci felicità immediata, ma non duratura. L'errore è quello di far diventare questi oggetti simbolo assoluto di felicità».

Stefano Luppi

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