Modena piange il vescovo Lanfranchi - Oggi i funerali alle 15 - Sarà tumulato in duomo
A 68 anni monsignor Antonio si è arreso alla leucemia che lo aveva colpito Oggi alle 15 i funerali, maxi schermi in piazza Grande per chi non potrà seguire le esequie in chiesa. DIRETTA STREAMING SUL NOSTRO SITO DOSSIER: La morte di monsignor Lanfranchi
Sarà sepolto in duomo monsignor Antonio Lanfranchi come altri suoi illustri predecessori. La notizia si è appresa in mattinata a margine dei preparativi per i solenni funerali che si terranno domani alle 15 in Cattedrale Saranno allestiti due maxi schermi in piazza Grande, per permettere anche a chi non riuscirà a trovare posto in chiesa di seguire la celebrazione.
Dopo la liturgia funebre la salma dell'Arcivescovo sarà temporaneamente tumulata nel cimitero cittadino di San Cataldo, in attesa della definitiva collocazione nella cripta della Cattedrale.
Se ne è andato, alla vigilia della Quaresima, lui che aveva fatto della testimonianza nella sofferenza il suo ultimo messaggio. Quello più efficace, quello che gli aveva segnato il volto, quello che però non gli aveva fatto perdere la voglia di vivere e l’entusiasmo di una fede giovane, ricca, allegra.
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Se ne è andato monsignor Antonio Lanfranchi, centesimo arcivescovo della Diocesi di Modena-Nonantola. Una breve malattia lo ha strappato alla vita: aveva 68 anni. Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime ore ma il suo quadro clinico era già compromesso da tempo. Lascia la Chiesa modenese orfana del suo pastore, città che aveva da subito capito e sulla quale aveva investito molto in termini di fiducia. E soprattutto i giovani se ne erano accorti, da sempre al suo fianco nei messaggi più efficaci che con decisione aveva saputo dare alla società civile, senza sottrarsi al confronto.
Il coraggio di andare avanti e la dignità con la quale ha combattuto e convissuto la malattia resteranno un esempio per tutti i modenesi.
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Monsignor Lanfranchi non si è mai sottratto. Nella scorsa primavera i primi segnali, a giugno davanti ai suoi sacerdoti il primo vero annuncio: «Sono malato, mi devo fermare». I controlli in ospedale avevano evidenziato alcune complicanze ematologiche e, fatti i dovuti accertamenti, il verdetto è stato piuttosto pesante: leucemia. Da subito monsignor Lanfranchi è stato seguito dall’equipe della clinica ematologica del Policlinico, il primo lungo ricovero a giugno dello scorso anno.
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I cicli di cure più intense si fanno ravvicinati, prima di rivederlo in corso Duomo ci vogliono alcune settimane. Settembre è un mese che trascorre tranquillo, il vescovo trova le parole più toccanti per descrivere ciò che stava attraversando. Le dedica ai giovani e a tutti coloro che stavano vivendo nella sofferenza. A tra dicembre e gennaio una nuova fase acuta, il ricovero in ospedale e le successive dimissioni per trascorrere nella sua casa dell’arcivescovado il periodo più difficile, fatto di continue cure, trasfusioni, lunghe giornate e letto allo stremo delle forze. Ieri, attorno alle 13.30, l’ultimo respiro, al termine di una mattina che sembrava tranquilla, non più sofferente di altre.
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Monsignor Lanfranchi aveva al suo fianco don Federico Pigoni, vicario della pastorale, al quale aveva chiesto di portare i suoi saluti ai delegati delle Caritas regionali riuniti al Centro Famiglia di Nazareth.
Poi col passare delle ore le complicazioni hanno fatto precipitare la situazione: attorno a lui il fratello, la cognata, il vicario generale, monsignor Giacomo Morandi, il dottor Fabio Forghieri, medico di Ematologia del Policlinico di Modena. In arcivescovado anche il segretario don Giovanni Vitale e chi aveva ricoperto quel ruolo per ben quattro anni, don Franco Silvestri.
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Alle 14 i rintocchi delle campane della Ghirlandina hanno dato ufficialmente la notizia alla città, ma la voce già circolava. Aveva scritto alla città, nel giorno della nomina di Papa Benedetto XVI (il 28 gennaio 2010), che lo portò da Cesena a Modena: «Sento rivolte a me le parole del Signore a Paolo a Corinto: “Non avere paura, perché io sono con te, perché io ho un popolo numeroso in questa città” (At 18, 9-10). Il Signore ha un popolo numeroso a Modena, un popolo che abbraccia ogni persona, al di là della sua fede e della sua appartenenza alla comunità cristiana.
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Vorrei guardare ad ogni persona con quell’amore con cui è guardata dal Signore». Monsignor Lanfranchi se ne è andato senza avere paura, testimoniando con coraggio una fede in grado di convivere con una malattia fatta di sofferenza, scrivendo a chiare lettere il suo messaggio più bello, quello denso di speranza per le nuove generazioni. E non a caso educazione e famiglia sono stati in questi anni i punti di forza del suo episcopato. Troppo breve.
@dvdberti
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