Montefiorino, presa la banda che razziava le chiese
Ritrovate opere d’arte e oggetti sacri. In carcere un uomo di Montefiorino, ai domiciliari un antiquario e un collezionista
Il 90% delle opere d'arte trafugate dalle chiese dell'Appennino, per un valore di circa 70mila euro, è stato ritrovato, a seguito di una maxi indagine sui casi che avevano fatto scalpore l'estate scorsa. Tre le ordinanze di custodia cautelare emesse, nell'ambito di un'operazione illustrata ieri in una conferenza stampa congiunta al Palazzo Ducale di Sassuolo fra Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, Soprintendenza e Diocesi. Di fatto, il secondo tempo rispetto all'altra indagine che nel settembre scorso aveva portato agli arresti di Salvatore Rizzo e Prospero Campagna, entrambi di origine catanese, ritenuti autori di diversi furti compiuti di giorno tra le chiese di Modena e provincia, soprattutto catenine ex voto, candelabri e piccoli dipinti.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.10890479:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2015/02/18/fotogalleria/ecco-cosa-aveva-rubato-la-banda-che-razziava-le-chiese-1.10890479]]
In questo caso invece si tratta di colpi avvenuti di notte, più difficili da ricondurre ai responsabili anche per l'impossibilità di ricorrere alla videosorveglianza. Sono 16, in 12 chiese situate anche in località piuttosto isolate in Appennino e che quindi richiedevano una persona che conoscesse bene i luoghi. Infatti secondo gli inquirenti dietro tutto c'è un uomo di Montefiorino, Giordano Magnoni, considerato l'artefice materiale dei colpi, che per piazzare la merce rubata si avvaleva della collaborazione di G. B., antiquario di Reggio finito ai domiciliari, e S. DA., collezionista d'arte modenese per cui è stato disposto l'obbligo di dimora. Il bottino era composto da elementi anche di grandi dimensioni: dipinti, candelabri, statue, croci, inginocchiatoi e altri oggetti sacri. «È stata un'operazione di squadra - ha osservato il capitano Ciro Imperato, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio di Bologna - è stata fondamentale la collaborazione con le stazioni locali, a partire dal comando di Pavullo, e va sottolineato l'apporto dato dal maresciallo Andrea Marsili, già comandante della stazione di Montefiorino e ora a Frassinoro, che ha permesso di circoscrivere le ricerche. Abbiamo incrociato miriadi di informazioni e grazie anche alle intercettazioni abbiamo ricostruito la rete. Le indagini continuano, ci sono opere ancora da ritrovare». A dare un contributo alle ricerche è stata l'opera di catalogazione compiuta su gran parte dei beni «che - ha rimarcato il soprintendente Stefano Casciu - deve essere potenziata, perché dopo il ritrovamento ci si ferma se non ci sono elementi che conducono all'identificazione». «Dopo il furto del Guercino abbiamo avviato un inventario dei sistemi d'allarme presenti nelle chiese - ha spiegato don Luciano Benassi, delegato arcivescovile per i beni culturali - ma è difficile avere risorse per l'attivazione ovunque. Possiamo portare avanti con i contributi Cei tre progetti l'anno: potremo togliere alcune opere dalle chiese più isolate per custodirle in una camera blindata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
