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Quella malattia diventata esempio di fede

Quella malattia diventata esempio di fede

Monsignor Lanfranchi aveva fatto della testimonianza nel dolore la prova concreta di vita cristiana

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Il 16 giugno, davanti ai suoi sacerdoti, lo aveva detto: «Questa volta mi devo fermare, sono malato».

Monsignor Lanfranchi non aveva mai fatto mistero della sua malattia e l’aveva fatta diventare la sua più grande testimonianza di fede.

Tutto alla luce del sole, tutto reso pubblico con gli occhi commossi di un vescovo che prima di essere pastore del Signore è uomo.

L’ultimo saluto lo aveva dedicato alla città anche durante il Natale: «Non è facile fermarsi soprattutto quando non è previsto. Ma nella vita bisogna ubbidire. Vi ringrazio delle vostre preghiere, vuol dire che servirò la Chiesa in questo periodo, attraverso l’intercessione, sarà un lato molto efficace quello della sofferenza. Speriamo di rivederci tutti in forza. Che sia per tutti un Natale di bontà, che non vuole essere una parola stantia e che non passa di moda, ma che sia davvero un Natale di speranza per tutti».

È la speranza che non ha mai perso e che ha sempre fatto sua nella coraggiosa testimonianza.

Quando era arrivata a Modena si diceva che non sarebbe stato un vescovo troppo mediatico. Certo, nessuna trovata “spettacolare” per fare parlare di lui, ma solo fatti. Che è quello che veramente conta.

E i giovani l’hanno capito prima di altri. Il suo legame con il servizio di pastorale giovanile è stato a doppia mandata e non a caso, a proposito di media, ieri su Facebook la notizia ha subito fatto il giro del web, grazie ai social network.

Proprio la pastorale giovanile, sulla sua pagina, aveva postato questo messaggio dei mesi scorsi per ricordarlo: «Confido nelle vostre preghiera e vi assicuro le mie e vi accompagno con la benedizione del Signore, con il desiderio di incontrarvi presto...». Firmato: vescovo Antonio.

E puntuale, in un botta e risposta ideale ma vero, è arrivata la replica, come se fosse tra due amici: «Caro vescovo Antonio, Grazie per la tua predilezione che ci hai sempre dimostrato. Grazie per il tuo invito ad andare avanti con coraggio. In Duomo ci stringeremo ancora una volta insieme a Te, per accompagnarti verso la Luce, come tu hai sempre fatto con noi. I tuoi amati giovani».

È la testimonianza più bella di un rapporto a doppio filo che Lanfranchi ha saputo fare suo, diventando efficace in ogni suo messaggio.

Come quando, proprio durante la malattia e il ricovero in ospedale dell’estate scorsa, il primo e più difficile da accettare, arrivò la telefonata di papa Francesco, con quel messaggio di speranza che poi Lanfranchi ha affidato alla sua comunità, facendolo proprio ma donandolo anche ad ogni fedele che si è “imbattuto” nel suo cammino pastorale, troppo breve, come il suo soggiorno a Modena.

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