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Una vita spesa «tra la gente»

di Marcello Radighieri
Una vita spesa «tra la gente»

Era questo il suo più grande obiettivo: stare a contatto con i fedeli. Fondamentale l’impegno nell’Azione Cattolica

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Una vita spesa all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, fin da giovanissimo. Da quando, ancora adolescente, entra nel seminario minore di Piacenza. Una carriera in ascesa, che lo porterà a cambiare più volte incarico, in una “scalata” che dal piacentino conduce a Modena, passando per Roma e Cesena.

Antonio Lanfranchi nasce a Grondone, piccola frazione del comune di Ferriere, il 17 maggio 1946. Da studente, dopo la scuola dell’obbligo, frequenta il già citato seminario minore e, successivamente, il Collegio Alberoni, dove si impegna in studi filosofici e teologici.

Poi il trasferimento nella capitale, per completare il percorso di formazione. A Roma si iscrive alla Pontificia Università Lateranense prima e al Pontificio Ateneo Salesiano poi, conseguendo i titoli accademici in Teologia Biblica e Scienze dell’Educazione. All’età di 25 anni, nel novembre del 1971, viene ordinato sacerdote e destinato alla diocesi di Piacenza.

Dopo un primo periodo di impiego nel Seminario Vescovile della città, diventa, a partire dall’anno successivo, docente di Lettere presso la stessa struttura nonché insegnante di religione nelle scuola pubbliche.

Nel 1978 è poi assistente spirituale dell’Aimc (Associazione Italiana Maestri Cattolici) e segretario dell’Ufficio catechistico diocesano, del quale diventerà direttore sei anni più tardi. Nel frattempo, sempre sul finire degli anni ’70, il suo curriculum vitae si arricchisce di un’esperienza in qualità di assistente diocesano dell’Azione Cattolica Giovani. Un organismo, quest’ultimo, che col tempo lo vedrà protagonista, con l’assegnazione di incarichi tanto nel settore adulti quanto in quello giovanile.

Incarichi che peraltro lo segneranno profondamente, tanto che la vicinanza e l’attenzione alle nuove generazioni saranno, nel tempo, uno dei suoi tratti distintivi. Peculiarità che, peraltro, rimarcherà lui stesso alla vigilia dell’arrivo in città, descrivendosi come un «vescovo tra i giovani Conosco i giovani e non credo in loro perché è un luogo comune, ma in quanto persone capaci di esprimere forza e impegno».

Al periodo di militanza tra le fila di Azione Cattolica risale anche l’avvicinamento a monsignor Luciano Monari, vero amico di Lanfranchi, nonché colui dal quale riceverà l’ordinanza episcopale, nel 2004.

Nel biennio 1987-1988, poi, raccoglie nuovi incarichi. Accompagna infatti alla direzione dell’ufficio catechistico diocesano quella dell’ufficio regionale, mentre risale più o meno allo stesso periodo il ruolo di docente di pastorale giovanile presso la Pontificia Università Lateranense – la stessa in cui Lanfranchi ha studiato.

Dal 1996 al 2003, poi, diventa Vicario generale della Diocesi di Piacenza-Bobbio. Al termine di quest’incarico arriva da Giovanni Paolo II la nomina a Vescovo di Cesena-Sarsina – l’ordinazione episcopale arriverà nel gennaio successivo.

Proprio a Cesena Lanfranchi ricopre uno degli incarichi più lunghi della sua carriera – dal 2003 al 2010, quando verrà designato alla carica di Arcivescovo di Modena- Nonantola. Nella città romagnola voleva lasciare il segno. Voleva, per utilizzare le parole della sua prima omelia, in occasione dell’insediamento in diocesi, «essere un vescovo tra la gente».

E, a sentire le parole di chi lo salutava cinque anni or sono, c’è riuscito. Lanfranchi viene infatti descritto come una figura «capace di entrare in relazione con tutti».

Apprezzamenti evidentemente ricambiati, considerata la vicinanza alla realtà sociale e civile coltivata a suon di dialoghi, anche mediatici, con gli esponenti della vita pubblica cesenate.

Nell’ultimo periodo della sua vita, oltre alla conduzione della sede modenese, Lanfranchi ha ricoperto gli incarichi di Segretario della Commissione episcopale per il laicato e di Vicepresidente della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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