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Ausl, Martini lascia: «I tempi di attesa sono il mio cruccio»

Ausl, Martini lascia: «I tempi di attesa sono il mio cruccio»

L’attuale direttore generale in pensione: «Sempre difficile far quadrare i conti». Trenti in pole position per sostituirla

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Tempo una settimana e la Regione ufficializzerà le nuove nomine della sanità. Se ancora è incerta la posizione di Licia Petropulacos - non è detto che lasci il Policlinico - è altrettanto vero che Mariella Martini non sarà più direttore generale dell’Ausl. Al suo posto dovrebbe essere certo Ivan Trenti, modenese di nascita e oggi alla guida del santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Per la Martini, che va in pensione, si tratta quindi di una uscita definitiva.

Dottoressa Martini, quando lascerà l’Ausl?

«Dal 1 marzo non sarò più io il direttore generale dell’Ausl modenese. Sono in pensione ed era ora di voltare pagina».

Da Bologna dicono che è un cavillo burocratico a non permetterle di essere riconfermata o assegnata ad altro incarico.

«Io da tre mesi sono in pensione e per effetto della normativa vigente non posso essere oggetto di nuovi incarichi. Avevo comunque deciso, prima di rimettere il mandato a Bonaccini come hanno fatto tutti i miei colleghi, che avrei chiuso la mia carriera a Modena. E così è stato».

Che azienda lascia?

«Una bella realtà, vivace e professionale. Ma allo stesso modo complicata e complessa. Penso solo a quanto accaduto in occasione del sisma, evento che ancora oggi ci stiamo portando avanti. Ma non dimentico lo sforzo che ogni operatori ha fatto per servire l’azienda in modo encomiabile durante quell’emergenza. Chi verrà al mio posto prenderà in mano un’azienda che ancora dovrà fare i conti con la ricostruzione, dovrà perseguire gli obiettivi stabiliti dalla Regione sulle case della salute e proseguire nella riorganizzazione della rete ospedaliera che dovrà sempre più integrarsi anche col Policlinico».

Quanto influirà la politica sulle prossime scelte in ambito sanitario?

«È vero che il ruolo del direttore generale è a metà. C’è una parte politica, che dipende dalle strategie studiate a tavolino dalla Regione, e c’è un aspetto organizzato legato alla responsabilità anche clinica, fatta di scelte tecniche che devono tradursi in offerte e opportunità per i pazienti. Fare convivere queste due esigenze non è sempre facile».

Non sarà facile nemmeno fare i conti con i tagli alla sanità che la Regione dovrà prevedere.

«Il mio successore dovrà fare i conti con risorse che certamente non saranno in aumento, mentre invece cresceranno certamente le spese. Bastano due esempi che da soli valgono diversi milioni di euro: l’acquisizione di nuovi farmaci contro l’epatite C, efficaci ma costosi, e lo sblocco di alcuni istituti contrattuali dei dipendenti che da soli due milioni e mezzo di aumento della spesa a parità di personale. Impostare la razionalizzazione e garantire lo stesso livello di assistenza non sarà facile».

C’è una cosa portata a termine che l’ha soddisfatta?

«Sono contenta di avere valorizzato le risorse professionali del sistema modenese, avere orientato gli investimenti nella rete ospedaliera territoriale con le scelte di Castelfranco, Pavullo e Vignola, oltre all’ottima collaborazione col Policlinico».

Cosa, invece, non è riuscita a fare?

«Non sono riuscita ancora ad incidere come avrei voluto sui tempi di attesa, ma i primi benefici arriveranno anche nei prossimi mesi».

Davide Berti

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