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Fascia Ferroviaria, i residenti sono divisi

Fascia Ferroviaria, i residenti sono divisi

Diffidenza e tante richieste di interventi immediati alla presentazione del progetto per il recupero dell’area senza le rotaie

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«Sulla diagonale ci siamo, ora iniziamo a entrare nel merito». Così Gian Carlo Muzzarelli ha concluso l’incontro di lunedì sera alla Polisportiva Madonnina. Una riunione a cui hanno partecipato oltre duecentocinquanta cittadini, dei quartieri 1 e 4 (e non solo) per decidere il futuro dell’ex linea ferroviaria. Il progetto, presentato martedì sulle pagine della Gazzetta di Modena, è stato illustrato dai tecnici comunali, guidati dal nuovo dirigente Maria Sergio. Più volte i relatori hanno spiegato che l’intervento riguarderà più le generazioni seguenti, i cui esponenti erano quasi del tutto assenti. L’età media, infatti, superava i cinquant’anni. «L’attività al Villaggio Artigiano ormai è morta - ha detto Marzia Barbolini - vorrei conoscere i tempi prima che non mi tocchi chiudere». «Da dopo la riunione i tecnici saranno al lavoro - ha risposto il sindaco - andrò personalmente a fare i sopralluoghi, poi ci sarà la progettualità e l’azione. Nei prossimi tre anni faremo due o tre interventi nella zona. Tra due mesi tornerò e decideremo insieme».

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«Per conto mio le priorità sono via Tabacchi, via san Cataldo e il legame con polo Leonardo - ha detto Romano Abati - non sono certo interventi che si faranno domani». Il dibattito ha riguardato maggiormente le scelte sulla mobilità. Se Anna Maria Vandelli, assessore all’Edilizia, ha rilanciato «di cambiare il modo di vivere quei dieci chilometri, con un uso residuale dell’auto», in tanti sono stati contrari all’ipotesi. «Il problema vero è il blocco che si crea nel cavalcavia», ha sottolineato un cittadino. «La mobilità dolce mi spaventa - ha aggiunto un’altra - le ciclabili sono bellissime, ma non attraverso mezza Modena in bici per lavorare qui».

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«A volte i mezzi pubblici non passano - ha ripreso Maria Fregni - aspettiamo novanta minuti quando a piedi ne servono venti». «Alle venti non c’è più il bus - ha aggiunto Alberto Giorgi - non smantelliamo l’ex ferrovia, ma costruiamo una metro leggera». «Ci sarà un bus dedicato, siamo d’accordo», ha garantito il sindaco, che ha spiegato come il Comune non riuscirà a entrare nel tratto prima di giugno. Cristina Brancolini, madre in rappresentanza di un gruppo di genitori, ha sollevato un problema che riguarda gli studenti che vanno al Polo Leonardo. «Ci sono innumerevoli ragazzi che abitano nel quartiere Madonnina - ha spiegato Brancolini - che vanno al Selmi piuttosto che al Corni e hanno già trovato un passaggio e stanno già andando attraverso binari. La prima volta è stato quindici giorni fa, figuriamoci quando viene la bella stagione. Il sindaco deve fare un passaggio pedonale, è una priorità assoluta, altrimenti si passa prima da San Cataldo …».

Un passaggio che, liberi da ironia, è stato richiesto anche dagli abitanti del luogo. «Abito dietro il cimitero - ha detto Roberto Cavani - ci sono quindici o sedici famiglie e nella zona corrono già forte adesso». «Abito alla Madonnina dal 1960 - ha replicato una donna - se i lavori riguardano la zona in cui vivo che fine facciamo noi». «Dobbiamo diventare i numeri uno per la mobilità», ha detto Marco Chinchiarini. Alla questione si lega il potenziamento del cavalcavia, avvertito da quasi tutti come un’emergenza. «È brutto e invivibile - ha spiegato un abitante - è una priorità il passaggio, da subito». Diversità di vedute anche per quanto riguarda il verde. C’è stato chi ha chiesto un aumento degli spazi, chi un potenziamento e chi invece è soddisfatto di quanto già presente. Non sono mancate le note critiche. «Serve più partecipazione reale e meno platea», ha detto Roberto Ferrari. «Occorre più partecipazione per il quartiere 1», ha concluso Gianfranco Tigano.

Gabriele Farina

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