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Modena

In Duomo l’abbraccio al vescovo Antonio

di Davide Berti
In Duomo l’abbraccio al vescovo Antonio

Oggi alle 15 le esequie che saranno presiedute dal cardinale Carlo Caffarra ieri in migliaia si sono recati nella cattedrale per salutare mons. Lanfranchi

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Era il giorno del silenzio e della preghiera e Modena ieri si è stretta attorno al suo vescovo con un affetto maturo e profondo.

La fila in Duomo per rendere omaggio a monsignor Antonio Lanfranchi è continuata per tutta la giornata, incessante verso la cripta dove è allestita la camera ardente.

Sono arrivate persone note e meno note, non solo dalla Diocesi e anche da fuori provincia, per unirsi nel ricordo di una figura che a Modena è rimasta poco. Ma non troppo poco per non sentirla sua, da qui la scelta di essere sepolto proprio nella cattedrale, onore riservato ai vescovi che hanno scelto Modena come loro città. Oggi Modena lo saluterà, gli renderà omaggio, alle 15 in Duomo in una celebrazione che lo ricorderà così come era: gioviale e profondo, capace di cogliere dalle situazioni gli aspetti più concreti per poi trasmetterli con semplicità. Non a caso i giovani e la famiglia erano il suo punto di riferimento.

E Modena Lanfranchi l’ha nel cuore, nel cuore del suo pensiero, nel cuore del suo messaggio che ha affidato alla comunità in questi cinque anni di episcopato, costellato anche da scelte non facili, da problemi da superare.

Lanfranchi non si è mai tirato indietro, fino all’ultimo. Di dimissioni aveva parlato, lo aveva confidato alle persone a lui più vicine, ma fino all’ultimo sperava di poter riprendere in mano la penna con la quale scriveva le sue lettere alla città. Aveva abbozzato anche quella che avrebbe dovuto leggere in occasione dell’ultimo San Geminiano, documento mai completato che gli resterà nel cuore.

Aveva scritto ai giovani in cammino verso Assisi, parole che restano come un testamento verso le nuove generazioni: «Amate la Chiesa; spendetevi per renderla più bella, vivendo la comunione e la missione. La Chiesa in tutte le sue dimensioni; la Chiesa “fisica”, che interpreterei anzitutto la vostra parrocchia e la diocesi. Dio ha voluto, infatti, salvarci in una comunità. Con il cuore accogliente verso tutti. Abbiate il cuore e lo sguardo aperto a tutte le situazioni e a tutte le persone. A san Damiano Francesco nasce come il “fratello” universale; a san Damiano nasce una nuova umanità che abbraccia tutto il creato. Vivete tra voi una grande amicizia. Le “Fonti Francescane” narrano della gioia dei frati quando, ritornando dalle loro missione ritrovavano ad Assisi. Vivete anche voi una bella e grande amicizia per sostenervi a vicenda. Per ultimo, ma non per importanza, affidatevi a Maria, la nostra Madre. Conosciamo quanto fosse cara a Francesco Santa Maria degli Angeli. Anche noi guardiamo a Maria come alla “stella” del nostro cammino, invochiamola come Madre. Non sbaglieremo strada. Affido ad ognuno di voi questi pensieri spontanei, come segno di affetto paterno e fraterno. Confido nelle vostre preghiera e vi assicuro le mie e vi accompagno con la benedizione del Signore, con il desiderio di incontrarvi presto».

È questo l’ultimo scritto incisivo da padre dei suoi ragazzi. Come pastore della città, il passaggio dell’ultima lettera ai modenesi in occasione della festività di San Geminiano del 2014: «Spesso mi sento rivolgere la domanda: “Come si trova a Modena? È contento di viverci?” La stessa domanda rivolgo ad ogni abitante di Modena, sperando che possa dare una risposta una risposta positiva. Essere contenti di essere cittadini di Modena, di sentire propria la città. E’ questa la condizione per impegnarci ad avere cura di essa, a partecipare alla sua vita, a costruire tutti il bene comune, su cui ho sempre insistito nei precedenti messaggi. La città può fare paura, ma può generare anche gioia di vivere quando è vissuta come occasione di prossimità, di amicizia, di ospitalità. Viviamo tempi difficili, che sembrano fatti apposta per rafforzare contrasti e generare derive pericolose per il presentare e il futuro. Sentiamo il dovere, anzi, mi viene da dire, la bellezza e l’intima gioia di una partecipazione attiva alla costruzione della città. Di fronte al degrado che molti lamentano rinnoviamo tacitamente il “patto sociale e civile”, inteso nel senso più largo del termine”.

Lanfranchi ha contribuito a costruire la città e la risposta più sincera arriverà oggi, quando il Duomo non basterà a contenere tutte le persone che vorranno rendergli omaggio. La cerimonia sarà presieduta dal cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, mentre l’omelia sarà affidata al vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari, sassolese di nascita e amico personale di monsignor Lanfranchi.

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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