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L’Expo modenese nasce al Mef anche senza Marchionne

L’Expo modenese nasce al Mef anche senza Marchionne

La nuova veste del Museo Casa Natale sarà la principale attrazione nella nostra città durante i giorni dell’esposizione milanese. Il binomio con Pavarotti proverà a trainare quanti più turisti possibile

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La scommessa è di quelle da provare a vincere e dove il rischio è calcolato. Per un semplice motivo: Ferrari e Pavarotti sono due marchi tra i più conosciuti al mondo. Questa è la garanzia, tutto sta nel provare ad esercitarla e metterla in pratica. Come? La ricetta l’ha studiata il Mef, il Museo Casa Natale Enzo Ferrari in una veste completamente rinnovata, che finalmente prevede il rosso Ferrari all’interno del “cofano giallo”, e fa toccare con mano il motore, l’anima del Cavallino, il rombo inconfondibile dell’auto che fa sognare. Tutto questo con accanto un altro grande di Modena, che la Ferrari l’ha posseduta: Luciano Pavarotti. Sulle sue note si incrociano la storia, il Drake e Big Luciano che scorrono insieme tra ricordi e aneddoti, oggetti e situazioni. Gli occhi di Nicoletta Mantovani ieri brillavano, quelli di Antonio Ghini anche. Perché quindi non crederci? La scommessa, però, la deve vincere Modena, che non ha gradito, per quanto improvvisa, l’assenza dell’annunciato Sergio Marchionne. Il nuovo numero uno della Ferrari è rimasto bloccato a Torino con il premier Matteo Renzi dopo i funerali di Michele Ferrero. Cause di forza maggiore. Ma una sua spinta all’Expo made in Modena avrebbe fatto bene.

La sostanza, però, non cambia, ed oggi è tutta nelle mani del sistema Modena, che dovrà valorizzarla, senza attenuanti, la nuova veste del Mef e il legame con Pavarotti. Muzzarelli ci ha messo la faccia: «Per la prima volta questi due marchi sono insieme, non possiamo permetterci errori». Esatto.

Gli fa eco Stefano Bonaccini, che ieri è stato il più inseguito dalla stampa: «Vedere le più belle Ferrari di ogni epoca con l'accompagnamento della musica di Luciano Pavarotti significa ripercorrere il senso di molte delle motivazioni per cui il nome di Modena è noto nel mondo. Questo straordinario percorso dedicato alle eccellenze del nostro territorio - ha detto osservato - ci rende fieri e ha la capacità di richiamare turisti da ogni parte del mondo». Anche perché, ha proseguito Bonaccini, «passione, tradizione e grande capacità di innovare sono i nostri marchi di fabbrica, qui interpretati ai massimi livelli: continueremo a supportare queste espressioni di qualità valorizzandole sempre meglio nell'interesse della regione e dell'intero Paese - ha chiosato - in un momento in cui il circuito dell'Expo si avvia a porre sotto i riflettori i nostri gioielli più scintillanti». Almeno si spera.

I due protagonisti diretti, che oggi portano cognomi storici, ne sono convinti.

«Mio padre e Luciano Pavarotti sono state due figure molto diverse ma allo stesso modo significative per Modena nel mondo e oggi, ricordando il giorno della sua nascita, sarebbe molto soddisfatto».

Così come lo sarebbe anche Pavarotti: «Luciano amava Modena, amava i modenesi, e si spendeva perché il mondo potesse conoscere la nostra terra. Questa celebrazione mi emoziona ma focalizza perfettamente lo spirito che c’era in personalità come quelle di Luciano e di Enzo Ferrari, simboli di un’era moderna, coraggiosa e ispirata. per questo spero che questo sia solo l’inizio per avere a Modena un museo Pavarotti stabile e continuativo».

Davide Berti

@dvdberti

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