La presidente minacciata dà lezioni di legalità ai politici
Cinzia Franchini (Cna-Fita): «L’autotrasporto è un mondo a rischio, tutti lo sanno e nessun fa nulla L’inchiesta Aemilia non racconta niente di nuovo, ma in tanti hanno fatto finta per anni di non sapere»
L’hanno ascoltata a tratti esterrefatti, lei donna forte e che ha fatto della battaglia alle infiltrazioni nel mondo dell’autotrasporto e dell’associazionismo una bandiera che le ha provocato anche tanti problemi e preoccupazioni. Cinzia Franchini, presidente Cna-Fita, è stata a lungo a confronto con la Commissione Antimafia. Ad aprile ricorrerà il terzo anniversario dei primi proiettili che le furono recapitati e a cui seguirono un altro bossolo e varie lettere di minaccia, ma la presidente va avanti come un rullo, anche senza il sostegno dei vertici nazionali dell’associazione “che non hanno mai speso cinque minuti per parlare dei problemi dell’autotrasporto e delle pressioni che subiamo. Sì, mi sento sola, ma almeno i miei associati sono al mio fianco anche quando qualcuno ha provato a mandarmi a casa. Se chiedo chiarezza nelle altre organizzazioni, devo farlo anche a casa mia e a qualcuno non sta bene, ma le evidenze ci sono tutte”.
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Ma al di là delle vertenze interne Cinzia Franchini assesta un altro colpo alla traballante credibilità di certi consorzi di trasporto. «Ho sollecitato la Commissione a fare molta attenzione ai fondi pubblici che vengono garantiti, e parliamo di circa 200 milioni di euro all’anno, all’autotrasporto. Per accedere a quei soldi bisogna raggiungere soglie elevate di fatturato e perciò in molti si consorziano. A quel punto il ministero dà i soldi ai consorzi che a loro volta li distribuiscono ai soci, anche a quelli colpiti da interdittive. Bisogna eliminare quella mediazione».
C’è poi “Aemilia” che ha riacceso i fari. «Ma non è certo una novità - spiega la Franchini - Che in particolare nel reggiano ci siano famiglie dell’autotrasporto, come i Muto, i Mendicino o i Colacino, tra l’altro intercettato proprio nell’ultima inchiesta, che lavorano non è una novità. Eppure qualcuno si è sempre girato dall’altra parte e ha finto di non vedere».
Incendi, messaggi mafiosi, minacce, ecco i segnali della bassa manovalanza che arriva fino ai vertici delle associazioni “il problema più grande”. «Le infiltrazioni arrivano in alto, pensate ad Angelo Ercolano, esponente di vertice della Federazione degli autotrasportatori italiani a cui è stata sequestrata l’azienda per fatture false oppure all’interdittiva che ha colpito un vice-presidente di un’altra associazione. Si dovrebbe fare pulizia, ma non c’è la volontà o mancano gli strumenti». E qui ci si aggancia alla trasparenza, che la Franchini ha invocato davanti ai commissari. «Com’è possibile che per vedere se un mio associato o un cliente è pulito o ha ricevuto un’interdittiva antimafia debba andare su Google? Devo avere gli strumenti immediati per verificarlo e non magari apprenderlo dai giornali, sempre che siano informati e lo scrivano. Tuttavia la politica appare sempre tranquilla, distaccata, incurante dei problemi dell’autotrasporto. Magari, ed è successo, scopro che un’azienda è interdetta, ma quando chiedo al diretto interessato mi spiega che già ha fatto ricorso al Tar e lo ha vinto. Ma un cittadino qualunque come può prendere coscienza? E soprattutto nel caso della ricostruzione post-sisma sarebbe ulteriormente importante conoscere le imprese virtuose e quelle a rischio».
L’audizione è continuata con una proposta che sta facendo discutere e che non pare trovare grande sostegno a livello governativo. È infatti ormai prossimo un progetto costato 60 milioni di euro per una piattaforma logistica nazionale. «Dovrebbe essere un aiuto per gli autotrasportatori - spiega la presidente di Cna-Fita - Informa in tempo reale sul traffico, consiglia le strade ideali e le strategie per raggiungere la destinazione impostata per evitare file e problemi. Eppure il ministero ha appaltato il servizio. E sapete chi lo ha vinto? Una cordata che ha al proprio interno soci non certo irreprensibili. Dovranno gestire i dati sensibili di tutti gli autotrasportatori italiani e visto la forza persuasiva e organizzativa che la malavita ha, non mi piace affatto. I rischi di esporre le imprese a pressioni vanno evitati, ecco perché ritengo che la gestione della piattaforma debba tornare al ministero».
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