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Oggi l’omelia di Monari: «Era uomo della speranza»

Oggi l’omelia di Monari: «Era uomo della speranza»

L’amico sassolese, vescovo di Brescia, ricorda la figura del suo vicario generale: «Non l’ho mai sentito avvilirsi, anche nella sofferenza voleva essere d’aiuto»

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Sarà monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, a pronunciare l’omelia nella liturgia funebre di monsignor Antonio Lanfranchi. Nato a Sassuolo, divenuto vescovo a Piacenza-Bobbio, monsignor Monari chiamò monsignor Lanfranchi accanto a sé come vicario generale, incarico che ha ricoperto dal 1996 al 2003, anno in cui fu nominato Vescovo di Cesena-Sarsina. Un rapporto di grande fiducia che negli anni è diventato fondamentale per la crescita di Lanfranchi, che aveva in Monari prima di tutto un amico e punto di riferimento.

Proprio monsignor Monari ieri sulle colonne di Nostro Tempo, il settimanale diocesano, ha voluto lasciare il suo ricordo di Lanfranchi con parole di grande commozione: «La stima e l’amicizia non sono mai mancate - Quando lui è tornato da Roma aveva in sè una libertà grande e credo che il servizio di vicario generale gli abbia fatto fare un’esperienza di contatto con i preti e con la pastorale nuova, per me è stata una persona fedele, uno su cui ho sempre potuto contare e con cui Anche quando aveva opinioni diverse dalle mie me le ha sempre dette senza imporre niente. Di questo gli sono grato e anche per quel rapporto di stima che si è creato nel tempo e che è diventato sempre più solido». Un rapporto che non è sfiorito con gli anni: «Anche negli ultimi tempi il rapporto con don Antonio è sempre stato di fiducia bella, di amicizia. La stima, la fiducia reciproca, la confidenza, l’aiuto queste le ha sempre avute, è stato un ottimo vicario generale e credo che sia stato anche un ottimo vescovo nel senso che l’attenzione alle persone, ai preti e al rispetto del loro vissuto è sempre stato grande in lui. Faceva un passo indietro di fronte alle necessità dei preti rispetto anche a dei desideri, progetti e prospettive pastorali e quindi i preti contavano di più alla fine e questo secondo me è bello». Mons. Monari ricorda i tempi piacentini, ma anche gli ultimi anni: «Di problemi ne ha incontrati sia a Cesena che a Modena e non semplicissimi (ma adesso di diocesi semplicissime non ce ne sono più, credo), però le situazioni non semplici le ha affrontate con un atteggiamento positivo. Non l’ho mai sentito lamentarsi delle sue diocesi. Aveva una fiducia grande, quando poteva aprire una qualche strada dal punto di vista pastorale per risolvere un problema vedeva gli aspetti positivi; non l’ho mai sentito sottolineare gli aspetti problematici, di sofferenza o di avvilimento».

L’ultima visita è molto recente: «Circa tre settimane fa, sono andato a trovarlo all’ospedale quando è finita l’assemblea dei vescovi lombardi e sono passato da Modena. In questi mesi l’ho sempre trovato con speranza, anche l’ultima volta era malmesso ma non avvilito, anzi i suoi desideri e progetti erano di riprendere. Si sentiva sostenuto dai medici, era così, intubato con ematomi dalle punture ma sereno, io l’ho visto così».

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