Una processione di amici e fedeli tra ricordi, aneddoti e preghiere
Ricci da Cesena: «Con lui ho percorso almeno 230mila chilometri tra viaggi e tante passeggiate» Don Notari: «Della malattia diceva “Arriva il momento di mollare la presa e di affidarci a Dio”»
Un mosaico di ricordi di diversi colori e di numerosi mondi, dal rituale al mistico, dal laico al religioso, tutti riuniti in un continuo andirivieni, dentro e fuori il Duomo, per rendere omaggio all’arcivescovo Antonio Lanfranchi.
La Cattedrale si è colmata di fedeli e non solo, provenienti da numerosi Comuni della diocesi anche da fuori, per tutta la giornata di ieri. Chi ha pronunciare una preghiera davanti all’arcivescovo, chi ha partecipato alla messa delle ceneri porgendo il pensiero a Lanfranchi “che rimarrà sempre con noi per l’insegnamento che ci ha trasmesso”, e chi, semplicemente, ha voluto dirgli non addio, ma arrivederci. «Sono stato l’ultimo a ricevere la visita pastorale da monsignor Lanfranchi – racconta don Renzo Medici, in precedenza parroco di Santa Rita – Era circa metà giugno, quando non stava bene, e, nonostante questo, rivolse un pensiero alla mia, di salute. Mi disse: ‘Stai attento, cerca di riguardarti, ti ricorderò nelle preghiere’. Esercitava carisma nei confronti dei bambini, che lo consideravano gioviale e avvicinabile: appena arrivava i più piccoli gli andavano incontro. Poi, erano preziosi i suoi ritiri spirituali con il clero: proprio oggi avrebbe dovuto tenerne uno al Centro Famiglie Nazareth. Ci faceva sentire la pupilla dei suoi occhi».
Altrettanto commosso monsignor Douglas Regattieri, vescovo di Cesena Sarsina, nato a Concordia, che nel 2010 successe proprio all’arcivescovo Lanfranchi. «Partecipo al grande dolore per la sua scomparsa, l’ho conosciuto quando era vicario a Piacenza” commenta Regattieri. Arriva da Cesena anche un grande amico di Lanfranchi: Giancarlo Ricci. «Con Lanfranchi ho percorso almeno 230mila chilometri, accompagnandolo in viaggio quando teneva conferenze in giro . Una volta siamo stati persino a Malta e lui era felice di visitare tutti i monumenti – sottolinea Ricci – ricordo quando andavamo a camminare e, una volta, alle 7.30 del mattino, sulle colline di Cesena, spuntò un capriolo. Un particolare che lo divertì molto. In auto, era solito appisolarsi e una volta giunti a destinazione, esclamava: ‘siamo già arrivati?’. Quando si è trasferito a Modena io e mia moglie l’abbiamo aiutato con i 7 scatoloni di libri che ha portato con sé e siamo rimasti qui una settimana per sistemare tutto. Era molto legato alla mamma Angela, scomparsa, e alla cugina, anch’essa si chiama Angela e sta a Bobbio». Gianni Barbolini è stato un fidatissimo collaboratore di monsignor Lanfranchi e ha in mente l’affetto che l’arcivescovo provava per «i suoi fratelli, Pino e Gianpiero, e i nipoti Paolo, Marco Romina e Sergio, che andava a visitare a Ferriere e Grondone, nel piacentino». Il sagrestano Fernando Lasanta, arrivato a Modena 14 anni fa ricorda Lanfranchi come «una persona simpatica e affabile». Monsignor Paolo Notari, canonico del Duomo e parroco di Santa Caterina, rammenta quando «l’arcivescovo parlava della sua malattia. Lui diceva che arriva un momento della vita in cui bisogna ‘mollare la presa’ e affidarci a Dio: il contrario di quanto sono abituati a fare gli esseri umani, abituati a programmare».
Spostandosi nella cripta della Cattedrale, poi, si scorgono le sorelle Rita ed Elisabetta Tinti, appartenenti ad una famiglia di 11 fratelli, tutti viventi, di cui un diacono, una suora e un terzo che si sta preparando al diaconato. «Una volta, alla fine della celebrazione nella parrocchia della Beata Vergine – racconta Rita – siamo andati in giardino con Lanfranchi e i parrocchiani hanno raccontato la propria esperienza. Lui si è seduto accanto a me e con grande tenerezza mi ha spronato a parlare. Durante il rosario ieri mattina ho visto la stessa mitezza, rafforzata dal fatto che è salito alla Casa del Padre il giorno della venerazione del Santo Volto del Cristo».
Elisabetta, invece, ha incontrato Lanfranchi “durante l’ultima celebrazione, in giugno, alla chiesa del Gesù redentore. Dopo ha iniziato le cure”. Anche Pier Franco Bonato, ex agente Generale Allianz e appartenente all’Unione degli imprenditori e dirigenti cristiani parla di un «uomo disponibile» nel commemorare l’arcivescovo. «Faccio il volontario alla chiesa di San Domenico e ricordo monsignor Lanfranchi in occasione della beatificazione di Luisa Guidotti» aggiunge Vincenzo Arcaroli. «Pensando a monsignor Lanfranchi mi viene in mente la beatificazione del giovane seminarista Rolando Rivi dove ho visto l’arcivescovo manifestare tranquillità, capacità di accoglienza» afferma Lorenzo Fiorentini, di Solignano, Castelvetro.
«Mi trasmetteva grande umanità e spessore culturale. Una volta è venuto fino alla piccola frazione di cui sono originario, Montorso di Pavullo, arrivando sul sagrato con la disinvoltura di un parroco di campagna»A dice Graziano Pattuzzi, presidente Autostrada regionale Cispadana.
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