A Gorzano la casa-caveau delle cosche
Maranello. Arrestati dipendente Ferrari che custodiva i soldi della ’ndrangheta e un trafficante internazionale di cocaina
MARANELLO. Nella placida Gorzano, in via Zozi, abita un calabrese di 41 anni dipendente della Ferrari. Una persona discreta. Dentro quella palazzina però, avviene di tutto, secondo i Gico della guardia di finanza di Firenze e secondo la Dda: tolta la tuta, l’inquilino è in realtà un uomo di fiducia della ’ndrangheta di Reggio Calabria, risponde ai clan Avignone e Paviglianiti, accoglie i loro trafficanti che vanno avanti e indietro in Sudamerica e nella Repubblica Domenica per importanti carichi di cocaina.
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Soprattutto nasconde in quelle stanze una sorta di caveau dei boss. Pacchi di banconote già contate da ricevere e dare, con una contabilità che tiene tra vendite e acquisti di cocaina. La sua sala è un tranquillo ritiro per incontri tra mafiosi calabresi che girano tra Genova e Bologna. Per questo nella casa sono nascoste cimici e le chiamate vengono intercettate.
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L’appartamento di via Zozi è abitato da Gilberto Costa. È stato arrestato ieri all’alba nell’ambito dell’Operazione “Gufo 2013” (vedi servizio sotto). E nella casa transitava spesso quello che è ritenuto un pezzo grosso della organizzazione. Massimo Tiralongo, 42 anni, reggino anche lui, uno che va avanti e indietro tra Italia e Santo Domingo con l’aria svagata del turista per controllare le consegne delle partite di cocaina.
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Tiralongo, ieri arrestato in carcere a Sant’Anna dov’era detenuto per altri reati, ha in realtà un appartamento in affitto a Bologna cointestato a un’altra figura importante: Giuseppe Pellicanò, reggino, 39 anni. L’Operazione “Gufo 2913” è arrivata ieri mattina del tutto inattesa per dimostrare, a poche settimane dall’Operazione “Aemilia”, che Modena non è solo terra di riciclaggi e investimenti per le ’ndrine.
E che nello stesso Comune in cui operavano fino a poco tempo prima i fratelli Pelaggi per conto della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto di Crotone, questa volta due cosche di Reggio Calabria avevano impiantato la loro base logistica principale dopo Genova, dove soggiornavano i boss per controllare i cargo con la cocaina dalla Colombia e dal Perù. È infatti consistente la serie di intercettazioni riportate dal gip di Firenze riguardanti il giro di denaro in casa di Costa. Di giorno operaio senza grilli per la testa, di sera attivo e fidato elemento della mafia calabrese, spiega la Dda. In casa sua contava soldi veri, banconote di pezzature da 20 a 500 euro già impacchettate, e li contabilizzava.
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Al suo campanello suonavano i pezzi grossi mandati dagli Avignone e da Settimio Saviglianiti - Massimo Tiralongo e il suo “collega” Giuseppe Pellicanò - per fare la conta o per consegnare o ritirare pacchi di denaro da questa sorta di cassiere e guardia del patrimonio depositato in un paese che, tramite la Pedemontana, è ben collegato con Bologna, città di riferimento per incontri tra cosche.
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