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Grondone presente per il compaesano più importante

Grondone presente per il compaesano più importante

Un pullman di rappresentanti della comunità piacentina venuti per rendere omaggio a un sacerdote speciale

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Un villaggio innevato il cui nome è scritto, in sovraimpressione, a caratteri cubitali. Sul sagrato del Duomo, finita l’omelia, spunta un cartello, di quelli usati dalle comitive per non perdersi tra la folla. I “grondoniani” – gli abitanti del paese natale di Lanfranchi – formano un capannello tutto intorno. Sono scesi in massa da Grondone, frazione di Ferriere, comune dell’Alta Val Nure. Volevano essere presenti per il funerale del «più illustre dei compaesani». E così, dalle montagne piacentine, hanno organizzato addirittura un pullman.

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«Per tutti noi oggi è un giorno triste» spiega commosso uno dei cugini dell’arcivescovo, Piero Lanfranchi. È sempre rimasto legato alla sua terra, ed era ancora uno di noi. Tornava spesso a Grondone, amava fare le passeggiate in mezzo ai boschi. Mi ha sposato e ha anche celebrato la messa per i venticinque anni di matrimonio. Speravo potesse essere presente anche alla prossima occasione, e invece…». A confermare l’attaccamento al territorio mostrato negli anni da monsignor Lanfranchi c’è anche una “testimone d’eccezione”: la sua maestra, Dina Bergamini.

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Con lei l’arcivescovo ha sempre mantenuto un legame particolare, profondo e duraturo nel tempo. «Il paese è in lutto, ha lasciato un segno profondissimo in tutti noi. Qui, oggi, c’è tutta Grondone» Una perdita che, per la maestra, assume un significato particolare. «Ho conosciuto Antonio quando era in seconda elementare. Un bambino umile, molto intelligente; di quell’intelligenza, però, che devi scoprire, perché non era certo una persona che si manifestava eccessivamente». La Bergamini ha preparato il giovane Lanfranchi all’esame di ammissione, e dice di aver seguito la sua formazione, anche ecclesiastica, passo dopo passo. «Abbiamo partecipato alla sua vita.

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D’altronde, veniamo da un paesino piccolissimo, dove l’esperienza di uno è di tutti. Da noi i valori della condivisione e della comparazione sono all’ordine del giorno, come stile di vita e non come moda». Proprio l’ambiente di Grondone, secondo la Bergamini, potrebbe aver inciso in modo particolare sulle scelte compiute da Lanfranchi.

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«Ho conosciuto la sua famiglia, persone ottime. Antonio ha respirato la profonda spiritualità della sua famiglia e del paese tutto». E, del resto – aveva già avuto modo di dichiarare la Bergamini – Lanfranchi è sempre rimasto “il piccolo Tugnettu”, quel bambino che a Grondone «ha ricevuto il battesimo, la prima comunione, la cresima». Ma anche «il seminarista che ci ha testimoniato la forza dell’impegno e dello studio per un ideale, l’amico con cui abbiamo condiviso le gioie e i dolori, il sacerdote capace di avvicinarsi ai deboli, di fermarsi a parlare con la persona anziana, di visitare gli ammalati». Un attaccamento che lo stesso Lanfranchi raccontava con orgoglio. A quanti gli chiedevano quale ricordo avesse della sua infanzia, rispondeva che «era stato un periodo bello, che mi ha temprato: la vita di montagna è dura e ti abitua ad essere sempre realista»

Marcello Radighieri

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