«Il disegno criminoso di Finale»
Affollata assemblea e nuove accuse delle minoranze: «La giunta deve lasciare»
FINALE. Centro dell’illegalità, disegno criminoso, situazione insostenibile: definizioni che il coordinamento delle opposizioni (Pdl, Lega Nord, Scarriolante, Prc e M5s) ha usato più volte nella serata in cui hanno invocato le dimissioni del sindaco Ferioli e della giunta.
Dal tavolo dei relatori si cita spesso “Ndrangheta all’emiliana”, il volume del gruppo L’Espresso cui ha contribuito la Gazzetta, diventato un vademecum indispensabile per analizzare i rapporti tra Bianchini e Gerrini e le “responsabilità politiche” del sindaco.
Davanti ad oltre 130 persone si sviscera ogni ambito finalese dell’inchiesta “Aemilia”. Carlo Valmori analizza il ruolo di Bianchini e della sua strategia di gestione dell’amianto. «Chi ci può dire se sotto le scuole non ce n’è? La bonifica ha interessato solo una parte superficiale». E proprio il filone bonifiche potrebbe diventare un nuovo ambito d’inchiesta «perché – accusa Valmori – Gerrini non ha mai comunicato alla Regione che gli oltre 44mila euro per il viale del Cimitero servivano per togliere l’amianto. Bologna non avrebbe mai avallato quello stanziamento, così come non lo farà per la montagna d’amianto a San Felice. E il sindaco ci ha sbeffeggiato, parlando di denunce bufala».
Maurizio Boetti, invece, ha scelto due nuovi temi di di riflessione: il consorzio Coseam e la vertenza tra Lami e Zaniboni in viale della Rinascita. «Risulta che Bianchini abbia comprato un terreno in via Ceresa da sfruttare come cava per la Cispadana. E Bianchini era anche socio di Coseam, che ha come partner anche Aimag e Autostrada Cispadana. È un circolo che si chiude. Cosa dire poi dell’ultima urbanizzazione del viale Rinascita? Dopo l’esclusione dalla white list di Lami, riammessa poco tempo dopo, il Comune affidò i lavori ad Asfalti Zaniboni, che ha poi avuto ragione dal tribunale per quella sostituzione. Ora sia Zaniboni che Lami vogliono i soldi dal Comune. E chi pagherà? È un guaio per il municipio».
E mentre Stefano Lugli invoca il commissario per «resettare tutto in nome della trasparenza» e dare serenità agli uffici comunali ora bloccati dallo stato di precarietà investigativa e amministrativa, Maurizio Poletti chiude tra gli applausi.
«Ferioli deve dimettersi perché in tutta l’inchiesta è palese il suo legame con Gerrini. Basta leggere le carte: ogni suo atto è collegato all’azione del suo tecnico comunale, non poteva non sapere. Anzi, lui sapeva tutto perché autorizza un pagamento irregolare nonostante due funzionarie glielo sconsiglino. In questi anni non ha mai tenuto conto delle nostre denunce pur circostanziate ma ha accettato 70 determine postume, contratti firmati mesi dopo la chiusura dei cantieri e imprese senza white list. C’è un disegno criminoso che lega tutto».
Francesco Dondi
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