Lacrime agli occhi per mons. Lanfranchi
In piazza Grande tra i fedeli che hanno potuto seguire le esequie all’esterno «Persona attenta ai poveri e ai bisognosi: se ne è andato troppo presto»
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Piazza Grande traboccava di emozione e ricordo commosso ieri pomeriggio, mentre all’interno del Duomo si stava svolgendo il funerale di monsignor Antonio Lanfranchi. Sono state circa centocinquanta le persone che hanno assistito alla messa trasmessa sui maxi schermo di fianco ai maestosi leoni della Cattedrale. Ognuna con una storia da raccontare legata a quest’arcivescovo, considerato speciale per la sua bontà, mentre anche la giornata di sole sembra riportare alla mente il carattere gioviale di Lanfranchi. «Stavo seguendo un percorso per giovani in seminario, che frequentavo tutti i lunedì – spiega emozionato e divertito al tempo stesso Emanuele Frascaroli, universitario – una volta ad uno di questi incontri venne anche lui. Colsi l’occasione per organizzare una sorpresa particolare a mia nonna, che quel giorno compiva gli anni. Le telefonai e le passai l’arcivescovo al telefono. Lui esordì dicendole: “Io non ho ben presente chi sia lei, ma forse lei sa chi sono io” svelando la sua identità. Fu simpaticissimo e mia nonna rimase dapprima sbalordita per questa sorpresa: non riusciva a capacitarsi del fatto che monsignor Lanfranchi avesse parlato al telefono con lei».
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Altrettanto sentito il ricordo di Giulio Malaguti della parrocchia di San Lazzaro, che parla del presule come di «una persona attenta ai poveri e ai bisognosi. Purtroppo è rimasto fra noi soltanto quattro anni…». Il presidente della cooperativa Nazareno Sergio Zini descrive il suo rapporto con Lanfranchi come «un legame che esiste tra padre e figlio. Ricordo la sua grande attenzione per le persone. Ho avuto il piacere di incontrarlo anche all’inaugurazione di Casa Poppi a Sorbara, e anche in quell’occasione ha dato prova della sua grande capacità di accoglienza». Giovanni De Montis, fedele frequentatore del Duomo evoca la figura di Lanfranchi, rammentando «una circostanza, in cui si è verificata un’incomprensione. Lui ci ha esortati a ripianare l’accaduto, instaurando amore fraterno nelle relazioni. E così è stato».
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Matteo Tazzioli, di Barigazzo, Lama Mocogno, ricorda «la dolcezza» di Lanfranchi durante la visita di maggio. Aneddoti e circostanze curiose si susseguono mentre religiosi e fedeli intonano canti e preghiere e, in alcuni casi, si inchinano verso il Duomo per rendere omaggio a Lanfranchi. «Quindici giorni fa è venuto alla chiesa di Santa Rita a dire messa all’improvviso – esordisce Luisa Pattuzzi – erano le 11.30, lo ricordo ancora come se fosse ieri: siamo rimasti di stucco nel vederlo lì». Silvano Galletti, dell’associazione finanzieri in congedo, rievoca l’ultima messa alla quale ha preso parte con l’arcivescovo, «in San Cataldo, per Natale. Mi è rimasto impresso il suo aspetto: ottimo, nonostante la grave malattia che se l’è portato via». Ricorda monsignor Lanfranchi come portatore di conforto anche Andrea Zivieri, dell’Agesci, comitato di zona di Modena. «Aveva un gran bel rapporto con i giovani – dice Zavieri – era uno dei suoi tratti distintivi caratteristici e molti lo ricorderanno per questo». Sul sagrato è passato tra la folla anche lo chef Bottura.
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