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Carani con troppi danni: «Contratto da rescindere»

di Andrea Gilioli
Carani con troppi danni: «Contratto da rescindere»

Servono oltre 100mila euro per il ripristino, ma la cifra potrebbe anche lievitare Il sindaco Pistoni: «L’affitto scade a luglio, non possiamo permetterci di pagare»

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Serviranno tra i 100mila e i 140mila euro per riparare la porzione di controsoffitto del teatro Carani, crollata alcuni mesi fa e che ha reso inagibile lo storico edificio di via Mazzini. Ieri il Comune, dopo aver ricevuto il responso della perizia tecnica commissionata allo studio Fornaciari, ha deciso di inviare alla proprietà del teatro una lettera nella quale chiede che il contratto di affitto venga rescisso a partire dal 1 marzo.

«Il contratto sarebbe scaduto a luglio - ha spiegato il sindaco Claudio Pistoni - ma la rescissione anticipata, prevista anche da una clausola contrattuale nel caso in cui eventuali spese straordinarie risultassero eccessivamente onerose, è un atto dovuto. Non possiamo rischiare il danno erariale continuando a pagare l’affitto di un edificio inutilizzabile. L’effettuazione immediata dei lavori si sarebbe potuta valutare se il contratto fosse stato più lontano dalla scadenza, ma, a pochi mesi, effettuare i lavori sarebbe inutile (i tempi previsti per la riparazione si aggirano intorno ai tre mesi, ndr) e contrario alle regole di legittimità nell’operato della pubblica amministrazione».

La giunta ha comunque chiarito la volontà di voler riaprire il prima possibile il teatro, indispensabile sia per la sua stagione culturale, sia soprattutto come contenitore per numerose iniziative: dai saggi delle scuole di danza agli spettacoli di scuole e associazioni. Per questo motivo un’altra lettera è stata inviata alla proprietà. Nella missiva il Comune chiede un incontro per valutare il futuro del teatro, discutendo un nuovo contratto e le relative questioni riguardanti i lavori necessari per la riapertura che, a quanto pare, non riguardano solo la porzione di contro-soffitto crollata, ma anche altre parti del teatro.

«All’atto della riapertura - ha continuato il sindaco - ci sarà una verifica da parte della commissione provinciale per i pubblici spettacoli ed è probabile che servano altri, costosi, lavori di manutenzione, ad esempio sul grande lampadario centrale. Al momento tutto si gioca sulla possibilità di un accordo con la proprietà, che vogliamo discutere alla pari. Noi, come Comune, siamo per loro il primo interlocutore, e loro lo sono per noi, poichè vogliamo che il Carani, per la sua storia e le sue caratteristiche, ritorni ad essere il contenitore principale della città. Un piano B è prospettabile, ma ad oggi non lo stiamo prendendo in considerazione. Nel bilancio, a riprova della volontà di riaprire, abbiamo mantenuto l’impegno di spesa per l’affitto e per la stagione di spettacoli».

La giunta sta valutando anche la possibilità, comunque vincolata ad un accordo Comune-proprietà, di ottenere aiuti europei o regionali o di coinvolgere alcuni privati, che possano aiutare pagare i lavori di ristrutturazione. Remota la possibilità di un acquisto: in passato si era parlato di 4,5 milioni di euro, oggi la cifra potrebbe essere diversa, ma la situazione finanziaria del Comune e della sua partecipata Sgp è molto complessa e un investimento di tale entità è probabilmente inaffrontabile.

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