Incendio doloso, distrutte oltre duecento rotoballe
Lama Mocogno. Ignoti hanno appiccato il fuoco nell’azienda agricola Manfredini Il proprietario: «Danni ingenti, un disastro: ho perso tutto il lavoro di un’estate»
LAMA MOCOGNO. Perdere in poche ore il lavoro di un'estate. È un colpo tremendo quello inflitto a un coltivatore residente a Riolunato con l'incendio certamente doloso che gli ha distrutto 216 rotoballe accatastate in un campo, le cosiddette “biche”, alle Fontane di Barigazzo (Lama Mocogno). L'allarme è scattato nel cuore della notte: «Mi ha chiamato mio cugino alle 4 – racconta Giancarlo Manfredini in mezzo al fumo e alle fiamme che hanno insistito fino al pomeriggio di ieri – dicendomi che passando con l’auto aveva visto il fuoco nel mio campo. Sono andato subito e ho chiamato i pompieri, ma ormai non si poteva più salvare niente». La dinamica non lascia spazio all'incidente, di nessuna sorta: i due depositi di fieno attigui andati a fuoco, da 108 rotoballe l'uno, erano in un campo pieno di neve, in prossimità di una strada piccola e poco frequentata come via Castellaro e soprattutto coperti da telo ignifugo: «Mi era costato 500 euro – ricorda – proprio perché offriva la massima protezione. Abbiamo provato con i pompieri a dargli fuoco con l'accendino e non prende». E l'intenzionalità è confermata dal fatto che le altre due biche a pochi metri di distanza, ma nel campo del vicino, non sono state toccate. L'incendio è stato impressionante, e ha occupato per più di 10 ore i vigili di Pavullo, sul posto con due autobotti dalle 4 fin verso le 15. Del resto, con il fieno non si scherza e bisogna accertarsi che si sia consumata interamente la massa prima di lasciare il campo. «Ma il fieno – ribadisce Manfredini – può arrivare a bruciarsi da sé, per fermentazione, solo nei primi 40 giorni dalla raccolta. Dopo è assolutamente impossibile». Era il raccolto di questo podere che ha ereditato dai genitori, con una certa intraprendenza: Manfredini, in proprio dal 1984, è diventato a poco a poco uno dei principali commercianti di fieno dell'Appennino, ben conosciuto per la qualità del prodotto anche in pianura, tanto da rifornire anche aziende di Modena e Carpi, oltre a Palagano e Pavullo. L'impressione è forte nella piccola comunità locale: «Quel che è successo è terribile – commenta William Bianchi, proprietario del terreno confinante – già l'estate scorsa il lavoro è stato doppio per fare il fieno, perché pioveva sempre. Poi uno si ritrova a perdere anche quello che ha raccolto con così tanta fatica: un disastro». «Non ero assicurato – sottolinea Manfredini – ed è un danno da almeno 15mila euro. Ho fatto denuncia ai carabinieri. Non ho mai subito minacce né ho mai minacciato nessuno: ho sempre cercato di vivere tranquillo e invece mi è capitato questo».
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