Chioschi, il pm striglia il Comune
Il documento che affida la custodia: «Ignorate norme che imponevano i controlli antidegrado ai vigili»
I chioscai palesemente incapaci e inadeguati a gestire la situazione che si è creata, inclusa la custodia dei cantieri. Ma il Comune per parte sua ha ignorato tutte le norme che gli imponevamo di intervenire per la vigilanza dei parchi, contribuendo al degrado di cui poi la città - e lo stesso Comune - si sono lamentati.
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È questa in estrema sintesi la motivazione con cui la Procura della Repubblica decide di affidare direttamente al Comune stesso la custodia dei chioschi abusivi nel parco delle Rimembranze, richiamando l’amministrazione al rispetto delle norme, quindi a fare intervenire la sua polizia municipale che doveva intervenire anche prima. Insomma, nel provvedimento a firma del sostituto procuratore della Repubblica, dott. Claudia Natalini, non c’è affatto una resa alle richieste del Comune, ma una bella ramanzina e, tra le righe, il chiarimento che la Procura ha ben compreso il giochino che stava accadendo .
Nel provvedimento, datato 19 febbraio, il magistrato dispone tra l’altro che il Corpo Forestale dello Stato ripristini eventuali sigilli rimossi.
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Ma soprattutto afferma che «lo stato dei luoghi, pur permanendo sostanzialmente immutato, ha iniziato ad assumere un lento, costante e apparentemente inesorabile degrado». Come dire che il degrado solo all’apparenza era inesorabile.
Il giudice analizza la situazione complessiva del parco e sottolinea: «Tra l’altro coloro in capo ai quali grava l’onere della custodia e/o della salvaguardia dei luoghi, la Committenza in particolare, hanno dato prova di incapacità e inadeguatezza palesi, sia in termini di gestione della prima fase delle problematiche che in quelle che ne sono seguite; in particolare, inadeguata è stata la custodia dei cantieri (con l’ulteriore prescrizione di procedere, ove necessario, al ripristino della rete di recinzione), affidata il 5 maggio 2014 agli stessi committenti».
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L’ordinanza quindi cita che ci sono stati interventi «da parte degli organi di polizia presenti sul territorio», ma sono stati «occasionali» tanto che la situazione di degrado si è «evoluta nel corso di ben undici mesi quasi senza incontrare ostacoli», finendo per «suscitare l’interesse del dipartimento di sanità pubblica...».
Il magistrato cita anche un passaggio del sopralluogo, concludendo che «quindi si verserebbe già in presenza di condizioni contro la legge».
Ma - per l’appunto - non è solo colpa dei committenti: «In ambito regolamentare si rinvengono ed è necessario aggiungere oltre al Regolamento comunale di Igiene e al Regolamento Urbanistico edilizio (erano quelli citati dal sopralluogo) il Regolamento di Polizia Urbana e, il Regolamento per l’uso e la salvaguardia dei Parchi e dei Giardini pubblici...». Esaminando e incrociando tutte le norme, il pm spiega che così «si perviene al ruolo ed alle funzioni che competono all’Ente Comune... il quale assurge a soggetto deputato in via istituzionale a tutto ciò».
Segue l’esplicitazione di alcune norme e la conclusione: «Appare pertanto conclamato come, alla luce della qualità e quantità di disposizioni regolamentari la cui cura ed il rispetto è demandata in particolare al Corpo di Polizia municipale di Modena, quest’ultimo non possa non avere programmato ed accuratamente predisposto or dunque pianificato, specifici e mirati servizi di vigilanza e di controllo dei parchi e dei giardini...». Della serie: è inutile che voi vi lamentiate con me del degrado che voi dovevate impedire.
Fatto sta che il pm, nell’affidare direttamente la custodia al Comune, ribadisce - a scanso di ulteriori equivoci - che «autorizza fin da ora l’utilizzo della polizia municipale per eventuali attività di presidio e controllo periodico dello stato dei luoghi». (a.setti)
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