Aemilia, quel giro di soldi mai denunciato
Zavatti (Cgil): «Ci sono state connivenze in tante operazioni sospette». Il ruolo del ravarinese Mancuso
Riciclaggio, uno dei tasti dolenti dell’inchiesta “Aemilia”, su cui Franco Zavatti della Cgil ferma l’obiettivo sul giro di soldi organizzato dalla famiglia ’ndranghetista e la superficialità delle istituzioni territoriali.
«Tutti gli sportelli bancari,postali, assicurativi e dei vari professionisti devono segnalare ogni operazione economica /societaria sospetta ad un apposito Ufficio della Banca d’Italia, dedicato alla investigazione antiriciclaggio - spiega Zavatti - Delle circa 4.850 segnalazioni antiriciclaggio partite dalla nostra regione nel 2014, il 54% sono classificate “a rischio medio ed elevato”; Modena, Reggio, Parma e Rimini stanno al top nazionale col 18% delle operazioni da o verso “paradisi fiscali”.
La Dda però disegna un quadro drammatico. «Partiamo dall’obbligo delle segnalazioni sulle “operazioni economico-finanziarie sospette”. Accanto all’elevato numero, Aemilia denuncia clamorose dimenticanze o connivenze per mancate segnalazioni. Dall’Ufficio Poste di Reggio Emilia cui si contesta il silenzio su movimentazioni per oltre 32 milioni di euro, alle intercettazioni fra Cappa e Giglio che parlano di bonifici bancari da farsi presso l’agenzia di una banca di Castelfranco, a favore di una Srl di Cutro».
Un ruolo di spicco lo ha il ravarinese Vincenzo Mancuso: “specialista in false fatturazioni”. «Faceva le sue operazioni alla “filiale di Modena della Tercas-Banca... prescelta dagli indagati per la blanda applicazione delle disposizioni sull’antiriciclaggio...”, mentre invece una filiale di Modena della banca Interprovinciale, segnalava all’Ufficio antiriciclaggio che “Mancuso si pone sempre come occulto titolare effettivo della Edil Building srl e pertanto si sospetta il riciclaggio di risorse da evasione fiscale”. Poi, uno dei filoni fondamentali per il riciclaggio in grande stile e quantità, che l'AEmilia definisce “sistema delle frodi carosello”. Il meccanismo è ferreo e sofisticato, grazie ad “esperti e professionisti”. Una società A con sede in ambito europeo e creata ad hoc, cede fittiziamente alla ditta B, con sede in Italia e pure essa creata ad hoc e destinata a fallire. L’operazione è esente da Iva perché avviene in paesi europei. B cede fittiziamente gli stessi beni a società italiana C, beneficiaria della frode, sui quali però viene applicata l’Iva perché compravendita in Italia. C infine, rivende ad A i medesimi beni, con esenzione Iva. Alla fine, C acquisisce un credito d'imposta verso lo Stato, pari all’Iva pagata per finta e B, evasore totale, è lasciata al suo destino. In questo gioco perverso - continua Zavatti - fra le tante imprese coinvolte, alcune sono riferibili a tre residenti modenesi: Francesco e Paolo Pelaggi, zio e nipote di Maranello e Giuliano Debbi sassolese. Le cinque società della girandola a loro riferibili sono: Mt Trading, Multi Media, Core Tecnology, Keidee srl e Minimum srl. Ma ancora, ecco il ruolo dell’imprenditore Mancuso, di fatto gestore della Magnolia srl, che si prodigava in “cicliche transazioni di denaro in un vorticoso giro di fatturazioni false”. Imprenditori, ditte, professionisti, sedi bancarie modenesi, che operano e vivono qui, magari aderenti ad Associazioni di imprese locali. Ecco perché è urgente che le nostre istituzioni territoriali definiscano sedi - ristrette ma qualificate e rappresentative - per valutare tutti i segnali preoccupanti ed avviare misure condivise di contrasto».
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