Infermieri: in 74 si scoprono abusivi
Il tribunale li condanna perchè quattro anni fa non avevano pagato l’iscrizione all’albo. Insorge la Cgil e l’Ausl spiega
Chiacchiere poche, perchè i ritmi sono serrati e il lavoro è impegnativo. Distintivo? Niente, non c’è. E per 74 infermieri senza “distintivo”, cioè senza l’attestato di iscrizione all’albo professionale è scattato ora un decreto penale di condanna per abuso di professione in seguito ad un accertamento effettuato a metà settembre del 2011. Dura presa di posizione della Fp Cgil: «È bene chiarire che i 73 infermieri dell'Ausl di Modena sono e restano ottimi professionisti del Ssn a cui manca la sola iscrizione all’albo degli infermieri, carenza facilmente assolvibile con il pagamento di un semplice bollettino postale. Nulla, quindi, a che vedere con violazioni che mettono in discussione capacità professionale, titoli di studio, aggiornamento e formazione o, addirittura che mettono a rischio la salute dei cittadini».
«Gli infermieri coinvolti - continua la Fp Cgil - non avevano, al momentaneo della verifica, l’iscrizione al Collegio degli Infermieri. Iscrizione che è stata oggetto di innumerevoli interpretazioni, ricorsi e sentenze sulle quali ad oggi non c’è ancora chiarezza. In diversi hanno evidenziato che la legge 43/2006 è stata in parte inattuata. Infatti seppur prevedeva l'obbligo di iscrizione, sanciva altresì la necessità di trasformare i collegi in ordini demandando a un decreto (mai emanato) l'indicazione dei criteri e dei titoli per l'iscrizione agli istituendi ordini e di conseguenza agli albi. L'interpretazione di quanto non accaduto e l'esclusività del rapporto di lavoro pubblico ha portato a sostenere che l'obbligo di iscrizione per i pubblici dipendenti dovesse intendersi solo nei confronti di chi esercita anche la libera professione. È evidente che il Tribunale di Modena non ha considerato questa tesi e ha invece ritenuto di procedere alla condanna per abuso di professione che non solo non rispecchia i fatti ma equipara un'anomalia amministrativa ad un reato penale. Riteniamo grave il fatto che l'Azienda non abbia comunicato ai lavoratori l'accertamento di settembre 2011 e di conseguenza non sia stata data agli stessi la possibilità di sanare la loro posizione di carenza amministrativa».
L’Ausl interviene; «Tutti all’atto dell’assunzione avevano i requisiti per esercitare in modo legittimo la professione di infermiere. La questione sollevata è legata ad un aspetto esclusivamente formale. Si tratta di un requisito, l’iscrizione all’Ipasvi, che sembrerebbe essere venuto meno successivamente all’assunzione. Alla luce di quanto accaduto, in collaborazione con gli infermieri e l’Ipasvi, già in passato si sono poste in essere azioni volte ad eliminare queste incongruenze».(s.to)
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