Popolari, si intravede la soluzione
Il decreto di riforma delle banche può essere attenuato con un tetto del 5% per il diritto di voto
Si cominciano a intravedere soluzioni possibili per l’intricata vicenda delle banche popolari coinvolte dal decreto legge di riforma del governo che obbliga undici Popolari alla trasformazione in società per azioni e alla rinuncia al voto capitario nelle asseblee dei soci. L'Assopopolari presieduta da Ettore Caselli, che guida anche Bper, ha presentato la propria relazione all'audizione alla Camera sul decreto banche e investimenti. Una relazione con forti critiche ma anche evidenti aperture per possibili mediazioni. Dino Piero Giarda di Bpm, con un solido passato parlamentare e ministeriale, ha lanciato un segnale di concretezza, subito raccolto dal relatore Marco Causi del Partito democratico. Giarda ha evidenziato il rischio che le banche straniere si comprino questi istituti e il risparmio degli italiani che questi detengono: «Sono interessati alla raccolta - ha detto - non agli impieghi perchè sulla prima si hanno rendimenti a due cifre».
Un monito che trova comprensione fra i parlamentari come spiega il relatore Causi che conferma la presentazione dell'emendamento sul limite del diritto di voto. Un correttivo che la Banca d'Italia aveva, nella sua audizione, ammesso purchè fosse rimovibile in caso di necessità di raccogliere capitali in fretta e temporaneo per gestire la transizione, bocciando altre misure che snaturino la riforma, prima fra tutte il mantenimento del voto capitario.
Con una tetto le banche popolari potrebbero consolidarsi fra loro raggiungendo una massa critica difficile da scalare, il nucleo stabile di azionisti di cui ha parlato anche Alessandro Vandelli, Ad della Bper. Prima di tutto però servono appunto norme che mantengano, almeno nella fase iniziale, la public company evitando il passaggio del controllo per decreto. I vertici di Assopopolari sono stati infatti espliciti: arriveranno «soggetti dai connotati speculativi» ha detto il presidente Ettore Caselli che alla forma cooperativa come handicap per la raccolta di capitali denunciato da Bankitalia contrappone i dati: nove miliardi di euro in aumenti negli ultimi tre anni.
Il governo va avanti nell'impianto del decreto: «Continuo a pensare di avere ragione» ha ribadito il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, che ha ancora ricordato vent'anni di riforma non fatta. Alle Bcc invece concede più tempo per un'autoriforma con un monito: «Ci sono troppe banche piccole» spronando a trovare una nuova forma di aggregazione fra le miriadi di istituti.
La scadenza per la presentazione degli emendamenti è fissata al 26 febbraio, per essere votati in commissione fra il 2 e il 6 marzo e approdare in aula nella settimana fra il 9 e il 13.
Gli allarmi da parte di Assopopolari sull'arrivo di speculatori stranieri interessati a mettere le mani sul risparmio degli italiani, e su una stretta per il credito alle pmi, si accompagnano a una soluzione di compromesso percorribile che introduca una misura anti scalata. Un limite al diritto di voto, fra il 3 e il 5%, da inserire negli statuti delle popolari trasformate in società per azioni. Quindi il grande fondo straniero potrebbe detenere la maggioranza ma il suo diritto di voto resterebbe limitato e questo garantirebbe il solido gruppo di azionisti storici.
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