«Così il gioco d’azzardo rovina»
Toccante testimonianza al convegno sulla dipendenza e sulla sua prevenzione
SERRAMAZZONI. Serata veramente intensa quella di lunedì a Serra, con riflessioni sulla dipendenza dal gioco d'azzardo che hanno lasciato il segno. L'iniziativa rientrava in un programma di prevenzione dei comportamenti a rischio che parte dai giovani (e infatti erano presenti gli allievi dell'Alberghiera) ma abbraccia tutte le età, come ha testimoniato il resto del pubblico in sala, con anche la partecipazione dell'Associazione Nazionale Carabinieri tramite il coordinatore provinciale Danilo De Masi e quello locale Antonio Bentivogli. Ha introdotto il sindaco Roberto Rubbiani, spiegando che l'appuntamento si inserisce in un percorso di educazione a un sano stile di vita che verrà portato avanti nei prossimi tre anni, «con la convinzione – ha sottolineato – che l'approccio più efficace sia la prevenzione dei mali». «Puntiamo a fare un lavoro insieme alla cittadinanza – ha continuato la consigliera Marzia Cipriano – con iniziative che vogliono avere anche un forte significato etico, come la campagna slot free negli esercizi». «Del resto l'azzardo diventa prima o poi un problema di comunità, perché va a incidere su coesione e sicurezza», ha rimarcato la dottoressa Maria Pia Biondi, direttrice del distretto sanitario di Pavullo. Cuore di tutto, senz'altro la disarmante testimonianza di Fabio, membro dell'Associazione Giocatori Anonimi di Modena, che ha ripercorso il suo viaggio all'inferno. «Si comincia credendo di potersi fermare, ma non è così – ha ricordato – io ho pensato anche al suicidio, sommerso dai debiti. Giocavo ogni giorno, era il mio pensiero fisso. Non ho assistito nemmeno al parto di mia moglie per giocare, e una volta ho dimenticato in macchina mia figlia: sono cose difficili da perdonarsi. Ma poi ci si ritrova a un bivio: disperazione o speranza di recuperare, e ho avuto l'umiltà di chiedere aiuto, trovandolo nel Sert ma soprattutto nell'associazione». «Nessuno come un giocatore può capire un altro giocatore – ha spiegato Antonella Parrocchetti del Servizio dipendenze di Pavullo – noi diamo un primo aiuto, ma il lavoro di gruppo è fondamentale. Dimentichiamoci poi che con la crisi il problema diminuisca: è vero il contrario». «Il problema sono anche i tanti messaggi ingannevoli che circondano il gioco – ha commentato lo psicologo Roberto Paola – come quando si dice che un numero è “ritardatario” al lotto per fare credere che abbia più possibilità di uscire». Insomma, un vortice con tante calamite e in cui lo stesso Stato ha delle responsabilità perché, come ha sottolineato l'avvocato Laura Bisini, «da una parte condanna il gioco e dall'altra usufruisce del sistema dei Monopoli». (d.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
