Ex Mercato bestiame, da modello a degrado
Case che si affacciano su cantieri incompiuti, bisce e topi che girano indisturbati, spacciatori e prostitute campeggiano, sterpaglie e rifiuti accatastati ovunque
MODENA. È un problema annoso. Uno dei tanti che la scrivania di Muzzarelli ha ereditato dall’era Pighi. È da tempo, infatti, che le pagine dei giornali locali si affollano di foto e articoli sulla zone dell’ex Mercato Bestiame – quello che negli atti ufficiali viene chiamato il “Campolungo”. Un’area per certi versi abbandonata a se stessa, dopo che la crisi ha temporaneamente – in tanti temono definitivamente – bloccato i cantieri. Così, quello che doveva diventare un quartiere modello, capace di integrare abitazioni, edifici commerciali e luoghi sociali e di aggregazione si è impantanato, trasformandosi in un paradiso per animali selvatici – e non solo.
IL DEGRADO È DI CASA
Armandina Gibrioli vive in una delle poche palazzine effettivamente realizzate. Anzi, abita in quella più esposta al degrado. Affacciandosi dal suo balcone può godere di una splendida vista sul cantiere abbandonato. Lo scheletro di impalcature privo di vita, la recinzione arancioni e il terreno incolto, regno di erbacce e rifiuti. Ma anche di lepri, fagiani, bisce e topi. Proprio questi ultimi hanno iniziato ad infilarsi nei palazzi abitati. «Sono saliti dalle tubature del riscaldamento, e sono riusciti ad entrare nel nostro sgabuzzino».
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E se è vero che l’intervento di una ditta disinfestatrice parrebbe aver risolto, almeno per il momento, il problema dei roditori nei palazzi, è altrettanto vero che, con il passare dei mesi, il problema si è allargato. Innanzitutto perché i topi si sarebbero spinti fino alle scuole Marconi, almeno un centinaio di metri e abitazioni più in là, tanto da costringere il settore Ambiente dell’Amministrazione ad un intervento. E anche perché i residenti, anche lasciando da parte i muridi, non possono certo stare tranquilli. In uno degli ascensori, ad esempio, sarebbe stata trovata una biscia. D’estate i terrazzi sono letteralmente assediati da nidi d’ape. E qualcuno ricorda che il problema andrebbe risolto a monte, eliminando – o perlomeno curando meglio – l’enorme prato. «Praticamente – spiegano Stefania Brunetti e Valeria Vecchiato, sempre residenti nella zona – sta diventando un’area protetta per animali». E non solo.
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LA CRIMINALITÀ
Da tempo la zona è diventata meta di spacciatori e relativi clienti – ma anche di semplici senzatetto. Un problema particolarmente sentito nel corso della scorsa estate, quando, peraltro, i carabinieri sorpresero un trentenne nordafricano intento a preparare dosi di droga. «Dormono là dentro – continuano Brunetti e Vecchiato indicando il cantiere abbandonato – e spesso e volentieri li troviamo anche qui davanti, in strada, e tutto intorno è pieno di siringhe». Un mese fa, poi, si sarebbe verificata una vera e propria «razzia» tra le auto parcheggiate. «E non dimentichiamoci delle prostitute», sottolinea Alberto Guerzoni. Le “donnine” – come le chiamano in tanti – sono da tempo una costante dell’area. Via Canaletto e via Filzi risultano “presidiate” praticamente ogni sera. E se qualcuno commenta che, in fondo, «non danno fastidio», altri, come Donato Antolucci, spiegano che in realtà qualcuna si apparta anche vicino alle abitazioni, sempre sfruttando l’area del cantiere. Già, “l’area del cantiere”.
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L’ABBANDONO
Centinaia di metri quadri di sterpaglie e rifiuti industriali, più o meno abbandonati, unitamente ai “ricordini” lasciati da avventuri vari. Poco più in là, all’altezza della “chicane”, all’imbocco di via Rubes Triva, giace un pezzo di terra abbandonato, stretto tra la strada, il retro della palazzina Pucci e il complesso delle scuole Marconi. In alcuni periodi dell’anno le sterpaglie – veri e propri cespugli, a dire il vero – sono altissime ed espanse, tanto da invadere parzialmente la carreggiata. Insomma, un quadro non certo roseo. E difatti buona parte dei residenti si sente un po’ abbandonata. Guerzoni la definisce addirittura una «zona di degrado totale». Una situazione che sarebbe «peggiorata negli anni», tanto da raggiungere livelli «veramente vergognosi» nell’ultimo periodo. «Ed è un peccato – concordano tutti – perché senza tutti questi problemi, questa sarebbe veramente una bella zona». Qualcuno si è rivolto al Comune per sollecitare interventi – in pochi, a dire la verità. Altri hanno preferito chiamare le forze dell’ordine, chi i vigili urbani chi la polizia, chiedendo maggiori controlli. «Devono fare qualcosa – spiega ad esempio la Gibrioli - Capisco le difficoltà nel costruire, c’è la crisi. Però almeno pulire un po’…».
POCHI MA BUONI
In realtà qualche intervento c’è stato. Alcuni inquilini ricordano, ad esempio, che «una volta sono venuti a pulire una parte del “prato”, non tutta però». E, agli angoli delle strade, è possibile notare delle piccole scatole nere, utili a tenere alla larga delle abitazioni i topi. Altri rivendicano poi l’aver preso l’iniziativa, pulendo un po’ da se, curando un’aiuola o sistemando una panchina. Ma un conto è occuparsi della zona sotto casa, un altro è risolvere il problema alla radice, recuperando terreni ormai abbandonati. Ad onor del vero, comunque, se la gran parte dei residenti si mostra piuttosto infastidita dalla situazione, c’è anche chi sostiene che, tutto sommato, si tratta di una zona «senza problemi particolari». Alessandro Saldaneri e Michele Zucchi, ad esempio, sono due studenti universitari. Vivono qui solo durante la settimana feriale, mentre nel weekend tornano a Finale Emilia. Hanno sentito parlare dei problemi legati a topi e bisce, ma non hanno mai visto cose particolari. E anche Claudia Vecchi abita qui, nonostante tenga a sottolineare di essere «spesso fuori casa». «È una zona tranquilla, almeno era. Certo, se facessero qualcosa in quell’area sarebbe bello».
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