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Incendia per vendetta un negozio

Incendia per vendetta un negozio

Castelnuovo. Arrestato il grossista di frutta Angelo Cunsolo: vantava un credito

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CASTELNUOVO. Decine di incendi negli ultimi anni, di origine dolosa. Molti legati all'attività intimidatoria della criminalità organizzata, altri come gesti di ritorsione o vendetta collegati a questioni economiche, debiti in primi luogo. E in quest’ultima categoria appartiene l’episodio avvenuto il 16 gennaio, quando un violento incendio causò gravi danni al negozio di ortofrutta Rosy e Ciro di Scandiano (nella foto). Poco più di un mese di serrate indagini sono così riuscite a trovare il bandolo della matassa, identificando e arrestando con l’accusa di incendio doloso Angelo Cunsolo, 30 anni, siciliano di Gela. Sulla natura dolosa dell’incendio nel magazzino del negozio, i militari non hanno avuto dubbio fin dalle prime indagini, mentre ancora i vigili del fuoco erano impegnati a domare le fiamme per evitare che si propagassero ad edifici vicini: la rete di recinzione tagliata, un forte odore di benzina nell’aria, una tanica abbandonata poco distante assieme ad un piede di porco, arnese servito per forzare la porta del magazzino. E proprio partendo da questo attrezzo, che risultava nuovo, i carabinieri, con pazienza certosina, hanno iniziato a battere i negozi di ferramenta della zona e della vicina area modenese, fino a trovare quello in cui era stato venduto. Questo prezioso elemento, assieme ad altri, come delle immagini riprese da telecamere nella zona del rogo, hanno messo gli investigatori sulla strada giusta per arrivare a prendere l'autore materiale. Autore che nel frattempo aveva abbandonato la nostra regione per tornare nella sua terra d’origine. Ma perché Cunsolo avrebbe dato fuoco al negozio di cui è titolare il campano Ciro Rosi? A scatenare la “vendetta” sarebbe stato il mancato pagamento di merce del valore circa 5mila euro che Cunsolo (grossista con grossi problemi debitori nei confronti dei suoi fornitori) aveva fornito al negoziante per venderla prima possibile. Rosi era riuscito solo in parte a soddisfare questa richiesta, ma il grossista ha preteso ugualmente il pagamento dell’intera fornitura, ottenendo in cambio un rifiuto. E dopo le minacce verbali, aiutato dal padre ora indagato, prima di chiudere la sua attività a Castelnuovo, ha pensato di vendicarsi.

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