Gazzetta di Modena

Modena

Centri per l’impiego, dove il lavoro non si trova

di Francesco Dondi

Solo il 3% dei disoccupati intercetta una proposta attraverso le sedi provinciali Quanta nostalgia per gli uffici di collocamento dove le offerte erano in bacheca

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C’erano una volta gli uffici di collocamento, dove gli imprenditori passavano e attaccavano sulle bacheche le offerte di lavoro; dove disoccupati e studenti alla ricerca di un’occupazione stagionale si mettevano diligentemente in fila con la certezza che qualcosa, anche in tempi rapidi, sarebbe passato in convento. C’erano una volta, appunto.

Certo, il mondo del lavoro è cambiato, la ricerca spasmodica di un’occupazione e la relativa liberalizzazione del mercato di collocamento (leggasi agenzie interinali) hanno stravolto i prototipi a cui intere generazioni avevano fatto riferimento, ma ora gli uffici pubblici dove cercare lavoro non esistono più, sostituiti con il più politicamente corretto “centro per l’impiego”. Eppure anche la nuova formula ha demandato ad altri la mediazione con le aziende che assumono, riducendo via via - e non per l’incapacità dei funzionari - la capacità di risposta al disoccupato di turno.

Rispetto al passato i Centri per l’impiego hanno però mantenuto una prerogativa: l’alta frequenza di visite. Ma se prima si cercavano offerte alle bacheche ora quegli annunci sono stati sostituiti da informazioni in arabo, inglese e cinese e le proposte si sono ridotte al lumicino. Lo dicono le statistiche: solo il 3 per cento degli iscritti alle liste di collocamento modenesi viene selezionato dalle imprese passando attraverso i centri per l’impiego. Il resto è demandato ad altri canali, siano la conoscenza diretta, le raccomandazioni e parzialmente le agenzie interinali, che con le piccole e medie industrie lavorano poco, incentrando il proprio business sulle grandi aziende con più di 50 dipendenti, magari dove la necessità di alti profili professionali è meno impellente.

Ha quindi ancora senso l’esistenza dei centri per l’impiego? La risposta, almeno fino a quando non cambieranno le regole che il Job Acts governativo ha in serbo, resta affermativa. I posti di lavoro per chi transita nei sei uffici provinciali rimangono una chimera, ma in compenso viene proposta al cittadino inoccupato - sia esso in cerca di un impiego oppure ormai scoraggiato, per scelta o per imposizione, dal cercare un’offerta - una miriade di servizi necessari a tuffarsi nei sostegni statali. E allora se vuoi entrare nel paracadute sociale (cassa integrazione, maternità, contributi di disoccupazione) diventa necessario presentarsi ed informare i funzionari provinciali. Si tratta di un passaggio burocratico necessario ad incrociare i dati e ad evitare pratiche di parassitismo, ma quegli uffici che un tempo reggevano le sorti di migliaia di lavoratori precari ormai sono passati di moda, surclassati da un mondo del lavoro in continua evoluzione, magari in crisi, ma comunque che viaggia a velocità tripla rispetto alle pachidermiche risposte statali all’emergenza occupazione.

@francescodondi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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