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Giuditta Pini lanciata per il dopo-Bonaccini Ma lui storce il naso

Sabato a Bologna la prima iniziativa che la porterà alle primarie Pd sostenuta da giovani e bersaniani

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Si sta decidendo in queste ore il futuro della guida del Partito Democratico dell'Emilia-Romagna, anche se il processo di sostituzione di Stefano Bonaccini sembra molto più complicato di ciò che in tanti (a cominciare dall'attuale presidente della Regione) speravano. Anche perché il nuovo segretario sarà eletto con primarie aperte a tutti, in programma domenica 19 aprile, alle quali potrebbero essere in pista Paolo Calvano, Giuditta Pini e Antonio Mumolo.

Al centro della scena rimane il capogruppo in consiglio regionale del Pd Calvano, che ormai è segretario “in pectore” da un anno e che entro le 12 di venerdì dovrà decidere (visto che aveva già raccolto le firme in vista del precedente congresso, poi rinviato per le elezioni) se partecipare oppure no. Per la maggioranza del partito, l'area che fa riferimento a Bonaccini, è la prima scelta. L'obiettivo è quello di costruire una “maggioranza larga”, un accordo, cioè, che metta il congresso al riparo dai colpi di scena e non crei imbarazzi allo stesso Bonaccini. A mettere un pò di scompiglio in questo schema, più che il nome di Mumolo (anche lui indirizzato verso la conferma della propria candidatura) che rappresenta l'area civatiana, che in Emilia-Romagna è piuttosto forte ma non in grado di mettere in discussione i risultati del congresso, c'è quello di Giuditta Pini. La giovane parlamentare modenese ha lanciato un appello (“Eccoci”) e sabato terrà un'iniziativa a Bologna nella quale potrebbe annunciare la propria candidatura. Al momento si tratta di un'iniziativa generazionale, sostenuta soprattutto dai Giovani Democratici. Ma le cose potrebbero complicarsi se le sue fila dovessero ingrossarsi con esponenti dei bersaniani e dei giovani turchi, che in queste ore si stanno interrogando se sostenere Calvano in nome di un armistizio emiliano-romagnolo o se sfruttare la Pini, che gode di un consistente consenso personale, per lanciare, dalla regione più importante per il Pd, una sfida aperta a Matteo Renzi, almeno nella gestione del partito. Entro venerdì mattina Calvano dovrà decidere cosa fare. Un suo passo indietro, tuttavia, renderebbe ancora più complicata la vicenda. Le alternative, il deputato Marco Di Maio e il segretario di Ravenna Michele De Pascale (del quale si parla con insistenza come candidato a sindaco del suo comune nel 2016), non raccoglierebbero infatti un consenso vasto come quello di Calvano.

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