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I consigli dell’Antimafia: «Denunciate, non temete»

di Francesco Dondi
I consigli dell’Antimafia: «Denunciate, non temete»

Convegno a Finale della polizia municipale regionale con gli inquirenti calabresi Il procuratore: «Gli ’ndranghetisti non fanno gesti eclatanti contro chi segnala»

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FINALE. La prima accelerata la dà subito il sindaco Ferioli quando, introducendo il convegno sull’espansione della ’ndrangheta organizzato dall’associazione Polizia Locale Emilia Romagna e Sulpl, fa mea culpa: «Non mi perdono di aver fatto entrare la ’ndrangheta nella mia vita senza accorgermene. Fatico a credere di poter lavorare serenamente, ma resto al mio posto perché voglio capire cosa sia accaduto. Mi prendo le colpe politiche di quanto accaduto, ma a livello investigativo ho una responsabilità: aver incontrato un imprenditore che da trent’anni lavorava con il Comune».

Ma tutto il convegno, che vede sul palco Vincenzo Luberto Procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro; Francesco Managò, comandante della polizia locale di Palmi; il coordinatore regionale Sulpl della Calabria e vice Comandante dell’Unione Sant’Agata D’Esaro, Giuseppe Bonfilio; Marco Lombardo, ricercatore di Bologna e il dirigente dell’Ufficio Sicurezza della Regione Gianluca Albertazzi, diventa un corso di formazione per i presenti, tra cui spiccano tantissimi operatori della polizia municipale.

E mentre Managò consiglia di specializzarsi nelle informative e nei controlli sui cantieri («Non solo quelli privati, ma soprattutto quelli pubblici per vedere chi lavora effettivamente e quali mezzi vengono utilizzati»), Luberto lascia trapelare un pizzico di cautela sull’inchiesta “Aemilia” e sul quadro della Direzione Nazionale Antimafia che ha descritto queste zone come “terra di mafia”. «Io non ho l’autorevolezza del procuratore nazionale antimafia, se il procuratore l’ha detto ha le sue ragioni. Non amo i toni roboanti in questi casi. Prima capiamo i fatti, aspettiamo che vengano portate a compimento inchieste e processi. Dovremmo cominciare a misurare i problemi in maniera utile e concreta, più che sparare suggestioni con condotta ansiogena che non servono a nessuno. Anzi, così la gente si spaventa e si fa il gioco della ’ndrangheta, che si fonda sull’intimidazione. Lo ’ndranghetista si collude, e la collusione è un accordo occulto con imprenditori e politici. C’è una mimetizzazione in Calabria così come al nord, Questo è il problema. La denuncia è foriera di benessere e non di ritorsione, conviene economicamente. La violenza della ’ndrangheta, del resto, storicamente non si è sprigionata per contrastare le denunce. Non bisogna avere paura».

Managò spronano l’Emilia: «Da voi non c’è ancora rassegnazione, avete tutte le capacità per ribellarvi». Ma per evitare guai il suggerimento lo dà Arcangelo Badolati, giornalista della Gazzetta del Sud: «Caro sindaco, bisogna stare attenti alle frequentazioni e alle infiltrazioni».

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