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Argini indeboliti, il Secchia fa paura

di Gabriele Farina
Argini indeboliti, il Secchia fa paura

Dopo le piogge dei giorni scorsi è di nuovo allarme: steso un telone per evitare ulteriori infiltrazioni e rischio di cedimenti

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Otto del mattino, tornano i timori sull’argine di San Matteo. Il fiume Secchia torna a far preoccupare un anno e una settimana dopo l’alluvione. Nella frazione a nord di Modena, presso la linea dell’alta velocità, le piogge degli ultimi giorni hanno provocato l’assestamento di un tratto rinforzato lo scorso anno. Una squadra è all’opera dalle prime luci del giorno. Sistemano un telone di plastica, con una superficie di ottocento metri quadri, per evitare due tipi di rischi. Il primo è legato al corso d’acqua, il secondo alle precipitazioni. «Non c’è stato nessun cedimento dell’argine - spiega Francesco Gelmuzzi, responsabile dell’area tecnico-amministrativa della Protezione Civile - né smottamento o frana. È un intervento che di solito si compie in emergenza e che abbiamo scelto di fare come misura di prevenzione». L’ingegnere aggiunge come la situazione sia sotto controllo. «Avremmo iniziato i lavori già da mercoledì - riprende Gelmuzzi - ma abbiamo preferito far passare la piena. Non c’erano pericoli immediati per la sicurezza». Mentre l’ingegnere parla, proseguono i lavori dei tecnici della ditta giunta per assicurare sul terreno il telone. Ha una lunghezza di cinquanta metri e una larghezza di sedici. Due di loro sono all’opera per sistemare sacchi nella parte interna dell’argine, rivolta verso il fiume. L’operazione serve per evitare il distacco del lembo inferiore del telone nel caso di una nuova piena. Altri due inseriscono picchetti metallici a forma di “U” nella parte esterna, rivolta verso la Canaletto. Servono per fissare il rivestimento e contrastare le tane. Operazione che compiono anche altri due tecnici. Sull’argine torna il via vai di mezzi trasformatosi in una costante nei giorni dopo il disastro del 19 gennaio 2014. Il punto della rottura era distante un centinaio di metri dall’intervento di ieri. Se l’argine fosse un braccio umano, l’operazione sarebbe paragonabile a un cerotto in confronto al rischio d’amputazione vissuto lo scorso anno. Eppure, le ferite provocate dall’evento sono ben evidenti ancora oggi. «Speriamo non sia nulla di serio - racconta alle dieci e mezzo Alfredo Baraldi - qui abbiamo già dato». Quel 19 gennaio Baraldi si svegliò con l’acqua del Secchia che “bussava” prepotentemente intorno al suo stabilimento. Un luogo che sarà presto il quartier generale degli interventi, attuati da Aipo e Protezione Civile, durante la fase dell’emergenza e anche per San Geminiano, quando il Secchia tornò a fare paura. Un sentimento che gli abitanti di San Matteo, come quelli di Bastiglia e Bomporto, faticano a dimenticare. Vedere lavori sugli argini può essere un segnale positivo perché si sta intervenendo, ma è anche un campanello d’allarme. A Bastiglia, prima dell’inaugurazione di un supermercato, il sindaco Francesca Silvestri manifesta la sua preoccupazione. «Speriamo la neve non si sciolga tutta insieme - riprende Baraldi - perché altrimenti rischiamo ancora. Servirebbero argini di cemento, a forma di “V” rispetto al letto del fiume. Se si fanno alti venticinque o trenta metri si eliminano eventuali pericoli».

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