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«La prof. Modena è un caso sporadico»

di Carlo Gregori
«La prof. Modena è un caso sporadico»

Andrisano: «La sua vicenda attira attenzione ma l’università è altro. Non c’è prassi, decideremo dopo aver letto gli atti»

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«Io non ho deciso niente sulla professoressa Modena. In realtà, sono arrivato che era già stato deciso tutto. Ho solo messo in atto le decisioni».

Iniziare l'attività di rettore con un cerino acceso in mano è pericoloso. Il professor Angelo Andrisano, rettore dell'Università di Modena e Reggio, parla del caso Cardiologia e delle implicazioni che ha la condanna della ex direttrice del reparto del Policlinico per l'ateneo.

Professor Andrisano, lei ha spiegato che l'Ateneo dovrà decidere quali posizioni prendere sul caso della professoressa Maria Grazia Modena alla luce della condanna con rito abbreviato a 4 anni di carcere e soprattutto a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici; interdizione che riguarda soprattutto la docenza universitaria.

«C'è un fatto nuovo, la condanna, e alla luce di questo fatto l'Ateneo dovrà prendere una decisione. Prima, desidero consultare gli atti, solo dopo prenderemo una decisione».

Quindi non si può prevedere una data.

«No. In realtà, non esiste un iter preciso. Per fortuna, queste vicende giudiziarie sono casi rari per noi. Per dire, ne abbiamo avute due in un anno: la prof. Modena e il prof. Massimo Federico. Mi paiono pochi casi, eppure attirano più attenzione delle nostre numerose attività positive».

Per chiarezza, farei un passo indietro. Il professor Aldo Tomasi, il rettore che l'ha preceduta, aveva sospeso la prof. Modena in via cautelare in conseguenza degli sviluppi dell'indagine sul maggior scandalo sanitario modenese degli ultimi anni. Poi lei si è insediato e tra i suoi primi atti c'è stata una revoca di fatto di quel provvedimento. Lei ha permesso che la Modena tornasse alla docenza universitaria.

«Non ho deciso io. Quando mi sono insediato, la decisione era già stata presa dalla Commissione Disciplinare. L'atto risale al luglio 2013. La questione era stata portata in Cda. Io ho reso la decisione attiva nel novembre 2013. Quindi la decisione di reintegrarla nella sua cattedra aveva già fatto un passaggio di organi universitari».

Qual'è stato l'argomento principale che ha portato a revocare la sospensione della professoressa?

«Aspettavamo di vedere cosa sarebbe accaduto».

Nel discorso che accompagnava l'annuncio pubblico, lei ha assunto una posizione fortemente garantista.

«Così è stata interpretata. Certo, siamo garantisti ed è corretto così».

Anche la decisione di non costituirvi parte civile rientra in questa linea? Siete stati l'unico ente a non essersi presentato davanti al giudice...

«Sì, è una decisione presa su questa linea».

E perché? Ci sarà stata una discussione in merito.

«In realtà, proprio perché non esiste una prassi consolidata, abbiamo guardato ai casi precedenti e ci siamo regolati sul comportamento che era stato preso in quelle occasioni. Ci siamo regolati in base a un consuetudine interna all'Università».

Ricapitolando, ci sono un caso Modena, un caso Federico. Poi, anche se diverso, ci sono le dimissioni di un preside di facoltà. Si può dire che esiste un filo che lega questi fatti alla Facoltà di Medicina?

«No, non vedo un collegamento. Mi pare invece che si debba guardare al dopo elezioni di Medicina e al consenso raggiunto da Pellacani come nuovo preside, un consenso di programmi e di progetti».

Cosa può dire, allora, tirando le fila del discorso?

«Che ho ereditato una situazione con alcune criticità e mi pare che ora ci stiamo incamminando su una prospettiva di maggior serenità. I colleghi medici mi paiono consapevoli di poter operare al meglio. Potremo dare più spazio ad attività concrete per dare visibilità alle numerose iniziative e ai progetti che stiamo portando avanti».

Parliamo di episodi scabrosi, ma vanno affrontati.

«Il 99,95% dei docenti è impegnato a portare avanti attività positive per l’Ateneo, ora dobbiamo concentrarci sul ricambio generazionale. Ripeto, due o tre casi all'anno non possono oscurare il nostro lavoro. Vorrei che si parlasse molto di più dei nostri sforzi e progetti che di pochi casi negativi».

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