Uccise per rivalità, dieci anni all’assassino
Dieci anni di carcere per omicidio volontario a Adel Hamzmou, 30enne tunisino regolare, residente a Modena. Un anno e otto mesi di carcere per calunnia a Temim Mahmoudi, fratello della vittima. È la...
Dieci anni di carcere per omicidio volontario a Adel Hamzmou, 30enne tunisino regolare, residente a Modena. Un anno e otto mesi di carcere per calunnia a Temim Mahmoudi, fratello della vittima.
È la sentenza letta ieri nel primo pomeriggio dal giudice delle udienze preliminari Eleonora De Marco al termine del processo con rito abbreviato per il delitto del Novi Sad, l'omicidio a coltellate avvenuto una sera di un anno fa esatto in viale Berengario al culmine di un litigio violento tra Mamzmou e la vittima, il 26enne tunisino Mourad Mahmoudi, rifugiato in Italia dopo essere scappato dalla Primavera Araba.
Anche se il movente resterà non chiarito - il rito scelto non permette di entrare nel merito del fatto di sangue - è apparso evidente che non era una questione di droga, come si era pensato inizialmente, ad aver scatenato la furia tra i due connazionali, bensì una rivalità personale che affondava, a quanto pare, in una rivalità tra le due famiglie residenti nella stessa zona della Tunisia e divise da vecchie ruggini. Inoltre Hamzmou era sicuramente accecato dal rancore per l'aggressione subita dalla vittima la sera precedente. Infine, i due si sono affrontati armati, anche se con armi non alla pari: l'imputato con un coltello e la vittima con una catena del peso di quasi un chilo.
Le motivazioni del giudice saranno rese note solo nei prossimi mesi ma la condanna a dieci anni per Hamzmou, difeso dall'avvocato Lorenzo Bergami, indica chiaramente che il giudice ha tenuto conto delle attenuanti generiche oltre che dello sconto di un terzo della pena conseguente all'abbreviato. Il pm Luca Guerzoni aveva infatti chiesto sedici anni. Ma sulla decisione devono aver influito il fatto che l'imputato ha confessato il delitto fin da subito e ha aiutato a trovare il coltello usato per uccidere oltre ad essere incensurato.
La seconda condanna riguarda il fratello della vittima. Temim Mahmoudi, difeso dall'avvocato Nicola Termanini, aveva indicato come complici dell'omicida due persone che furono arrestate ma che poi risultarono avere un alibi solido e furono liberate persino prima dell'udienza di convalida. La segnalazione di quei due nomi con i pesati sospetti su di loro gli è costata così l'imputazione per calunnia.
Carlo Gregori
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