Casari indagato per concorso esterno
Concordia. L’ex patron di Cpl sospettato di accordi illeciti con il Clan dei Casalesi per la metanizzazione dei comuni campani
CONCORDIA. L'ex presidente della cooperativa Cpl Concordia, Roberto Casari, è indagato per l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta sui lavori di metanizzazione in sette comuni del Casertano.
I pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Cesare Sirignano, Catello Maresca e Maurizio Giordano, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, ipotizzano che Cpl abbia ottenuto l’appalto grazie alla fazione dei Casalesi guidata dal boss Michele Zagaria e abbia poi affidato i lavori in subappalto a ditte controllate dal clan, nell’ambito evidentemente di accordi illeciti.
Ad innescare l’inchiesta erano state le dichiarazioni rilasciate nel giugno 2014 dal pentito Antonio Iovine, ex capoclan dei Casalesi, riferite ai lavori di metanizzazione realizzati tra il 1999 e il 2003 a Casal di Principe (Caserta) e in altri sei comuni della zona. Opere poi realizzate non a norma, con rischi per la sicurezza dei cittadini, ipotizza ora la Dda.
Così ieri i magistrati hanno voluto vederci chiaro, inviando le ruspe a Casal di Principe per verificare le parole di Iovine: dagli scavi, coordinati dai carabinieri del Noe di Caserta ed effettuati in corso Umberto, in pieno centro, è subito emerso che le tubature erano state interrate a 30 centimetri di profondità invece che ai 60 previsti dalla normativa, mettendo quindi a rischio la sicurezza dei residenti. Altri scavi verranno realizzati anche nel vicino comune di Casapesenna. Iovine - come riferito allora dalla Gazzetta e riportato ieri dall’agenzia Ansa - ha parlato nel 2014 durante un’udienza del processo al consigliere regionale Enrico Fabozzi, evocando gli enormi guadagni fatti dal clan con i lavori e l’accordo spartitorio tra i boss. L’ex boss parlava del Comune di Frignano, dove il lavoro in subappalto venne eseguito dalla società di Giovanni Di Tella. «Che accordo ha fatto con questo imprenditore?», chiedeva il pubblico ministero della Dda di Napoli, Antonello Ardituro. «Ho fatto l’accordo di riconoscermi 10 euro al metro, che in totale risultava sui 300 mila euro, 300 e qualcosa, poi sicuramente mi sarei fatto dare qualcosa in più, ma era questo l'accordo che avevamo», spiegava Iovine. Il collaboratore di giustizia aveva quindi fatto i nomi degli imprenditori del clan cui sono andati gli appalti, comune per comune. «A Casal di Principe l'ha portato avanti Claudio Schiavone con la famiglia Schiavone. Villa Literno è stata affidata a Claudio Schiavone, con riferimento ai Bidognetti. A Casapesenna era Antonio Piccolo a fare questa cosa. a San Marcellino era Di Bello Nicola, per conto di Zagaria. a Frignano Maggiore era Giovanni Di Tella, per conto mio. a Villa di Briano lo stesso Piccolo, per conto di Zagaria. A San Cipriano c'è stato Pirozzi Pietro, che è un cugino del sindaco di San Cipriano d'Aversa, Reccia». (ase)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
