A Modena un pezzo di Groenlandia
A Geologia custodite le rocce più antiche della Terra, lunghe trattative con Copenaghen per spostarle in via Campi
A Modena è custodito un pezzo della Groenlandia e per tutelarlo la Danimarca ha realizzato con l’università di Modena un lungo carteggio che dopo otto mesi ha avuto finalmente l’esito sperato.
A partire da questa primavera, da quando comincerà il trasloco del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dall’attuale sede di via S. Eufemia alla nuova sede di via Campi, anche i reperti delle spedizioni scientifiche in tutto il mondo troveranno nuove collocazioni. Per molti la destinazione è già decisa, ma quelli arrivati nel 1968, i “lantanidi” raccolti dal compianto professor Antonio Rossi e dal suo collega Giorgio Rivalenti, hanno avuto bisogno del via libera del ministero degli Esteri, dell’Istruzione e anche delle autorità danesi. «Un metro cubo di carta per un metro cubo di rocce» sintetizzano in facoltà con felice rassegnazione; l’odissea burocratica che permetterà di spostare quattro casse di minerali per poco più di un chilometro è stata ancora più faticosa del trasporto iniziale partito 500 km più a nord del circolo polare artico. E siccome in Groenlandia non esistono strade, visto che tutti gli abitanti dell’isola-stato più grande del mondo non superano quelli di Carpi, il primo spostamento fu effettuato in elicottero e poi per nave sino a Copenaghen.
Lì, nella capitale dello Stato con cui è federata la Groenlandia, il trasbordo su un camion fino ad arrivare sotto la Ghirlandina. A mezzo secolo di distanza da quel laborioso trasbordo quello dei prossimi giorni è stato altrettanto difficile, almeno dal punto di vista dell’iter burocratico. La Danimarca però è stata irremovibile nel pretendere il rispetto delle procedure concordate.
«Quelle pietre sono preziose dal punto di vista scientifico - spiega il professor Maurizio Mazzucchelli, ferrarese, docente di petrologia e a Modena dal 1988 - Per effetto dei giganteschi ghiacciai che si sciolgono e si spostano, in Groenlandia le rocce appaiono in superficie, senza la terra. Sono le rocce più antiche del mondo: quelle, per intenderci più vicine alla nascita del pianeta. Oggi le nostre conoscenze ci permettono di datare l’origine della Terra a 4,5 miliardi di anni fa: i minerali che abbiamo a Modena sono antichi di 3,7 miliardi di anni. Il nostro Appennino, per fare un esempio, ha solo 150 milioni di anni».
Il professor Mazzucchelli regge con mano sicura quelli che sembrano grossi sassi e che sono vere e proprie rarità geologiche. In giro per il mondo depositi del genere si contano sulla punta delle dita, anche perchè le campagne di rilevamento promosse dalle istituzioni scientifiche danesi in Groenlandia alla fine degli anni ’60 si sono assottigliate.
«All’epoca Rossi e Rivalenti partirono dopo aver vinto il bando di partecipazione, freschi di laurea - continua Mazzucchelli - Per loro fu un’esperienza formidabile. Alla fine del lavoro con colleghi di altre nazioni ottennero di portare a Modena i campioni per poter continuare le analisi con strumenti più sofisticati e per l’occasione ottennero anche il permesso di poterli usare nel tempo per aggiornare gli strumenti». Da allora a oggi il volume delle rocce della Groenlandia si è ridotto, per effetto di prelievi e successive macinazioni e spezzettamenti delle frazioni da mettere sotto i microscopi o da osservare alla luce del sincrotrone. Ma la Danimarca non ha mai rinunciato a esercitare la sua sovranità su questo lembo di terra artica trasferito in Pianura Padana. I permessi di studio e utilizzo ci sono tutti e la crisi diplomatica è scongiurata.
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