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Casari: «Mai trattato con i Casalesi»

Casari: «Mai trattato con i Casalesi»

L’ex presidente di Cpl Concordia: «Appalti alla luce del sole, ma che mi accusi un omicida è difficile da accettare»

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CONCORDIA. Presidente Casari, come si sente all’indomani di quell’ avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa?

«Sorpreso e sereno, le ritengo accuse senza fondamento».

Non dica che questa vicenda non le ha dato fastidio...

«Beh, mi ha dato il fastidio che può derivare dall’aver dato credibilità ad una persona che ha commesso non so quanti omicidi. Questa persona che ora mi accusa di aver fatto cose che non ho commesso. Questo sì mi dà fastidio, se penso che ho presieduto per 40 anni Cpl, che siamo passati in mezzo anche a tangentopoli, che abbiamo lavorato in tutta Italia e non mi era mai capitata una cosa del genere».

Ha ricevuto solo lei un avviso di garanzia?

«Non saprei, all’epoca ero il presidente della Cpl Concordia, gestivamo in quei comuni la rete del gas, oggi dopo la riforma la situazione gestionale è più articolata».

Ma come ci siete finiti in mezzo?

«Come Cpl siamo tuttora impegnati in quei Comuni. All’epoca c’era da realizzare la rete di distribuzione. Ricordo che ci venne chiesto praticamente dall’Antimafia, dal senatore Diana che era di quelle parti e che, come ho già avuto modo di dire, ci spronò e ci sostenne».

Certo che fare lavori e contratti nella terra del Clan dei Casalesi fa ritenere che il rischio di sporcarsi le mani ci sia, eccome.

«Ricordo che in alcuni di quei Comuni non c’era neppure il sindaco, ma un commissario prefettizio, questi erano i nostri interlocutori. E ricordo anche che eravamo appoggiati dall’antimafia. Peraltro i contratti erano tutti pubblici, tutti alla luce del sole».

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Ma il pentito Iovine ha lasciato intendere che quell’appalto lo avevate vinto voi perchè Zagaria così aveva voluto.

«Ma per favore...».

E dice poi che le aziende alle quali vennero subappaltati i lavori erano legate al clan.

«Posso dire che eravamo dell’avviso di far lavorare aziende del posto, ma dai riscontri effettuati allora erano tutte aziende sane. Non ci saremmo mai rivolti ad aziende in odore di Camorra. Sono passati tanti anni, ma ho ancora presente quello che dicevo allora: se solo uno ci avesse chiesto anche solo un pacchetto di sigarette, noi avremmo fatto le valigie e ce ne saremmo andati via».

Non dica che è così facile operare da quelle parti.

«No, affatto, a tutt’oggi non so quanti furti di gas subiamo, quanti timbri falsi ci vengono sottoposti, ma esercitare un’attività di impresa coopertaiva come la nostra significa dover affrontare anche questo».

Cosa le contestano esattamente, negli atti?

«Non lo so, nell’avviso di garanzia che ho ricevuto non c’è scritto. Mi sono consultato con l’avvocato, e ho semplicemente condiviso con lui che ora abbiamo finalmente modo di verificare i rilievi, vedere gli atti e difenderci. È vero che anche in queste cose serve comunque un po’ di fortuna, ma sono convinto che da un confronto franco con gli organi inquirenti uscirà ogni chiarimento necessario per stabilire la verità». (a.setti)

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