Danny: scoprirsi pizzaiolo alla soglia dei sessant’anni
Titolare di un locale, Roberto Bergamini ha deciso di mettere le mani in pasta «La mia preferita? La “vecchia” Napoli». La sua ricetta di base ha un segreto...
Imprenditore e pizzaiolo. Roberto “Danny” Bergamini lavora da trent’anni alla pizzeria La Terrazza. È cresciuto tra le mura del locale di via delle Suore, ha visto cambiare soci e sedere tra i suoi tavoli diverse generazioni di modenesi. Ha cinquantanove anni e da circa un anno ha deciso di preparare le pizze in prima persona. Ora “Danny” ha raccontato la sua storia sullo sfondo del concorso PizzAMO, che la Gazzetta dedica al prodotto per eccellenza del made in Italy.
«Avevo circa venticinque anni quando ho iniziato - ha esordito - avevo interesse ad aprire un’attività e sono stato fortunato perché l’ex proprietario mi ha detto che avrei potuto prendere la sua pizzeria. C’erano altri soci, che a mano a mano hanno scelto altre strade. Alla fine siamo rimasti in due». La pizzeria, che può accogliere fino a centottanta persone, è celebre anche per la “Diavola”. «Un lascito del vecchio proprietario - ha confermato - si tratta di una ciotola di terracotta, con salsiccia piccante e soffritto di pomodoro e altri ingredienti». Poi c’è ovviamente la pizza, che l’intervistato prepara seguendo esperienza e istinto. «Quando ho iniziato non è stato faticoso - ha ripreso - Ho studiato la tecnica di chi c’era prima di me e l’ho messa in atto, pur senza seguire alcun corso. Per preparare la pizza uso farina doppio zero, lievito, olio e latte. Al corso pizzaioli possono dire che l’ultimo ingrediente non c’entra, ma secondo me sta bene. Dà un gusto migliore alla pizza». Tra le scelte anche la pizza con farina integrale. «Se dovessi scegliere una specialità da consigliare ai clienti - ha risposto - direi “non lo so, dipende dai gusti”. Personalmente mi piacciono tutte le pizze che faccio, anche se sono legato alla “vecchia” Napoli. Ogni tanto mi piace sperimentare, da cliente, varietà strane, tipo quelle con la panna, per vedere il sapore che hanno. Tuttavia, per me la pizza è quella tradizionale».
Il suo è un caso di un giovane che è partito con un sogno in tasca ed è riuscito a costruirlo, passo dopo passo, nel corso degli anni. Tuttavia, “Danny” pensa che oggi sarebbe più difficile per un venticinquenne seguire il suo percorso: «I tempi sono cambiati, adesso è anche più difficile. C’è la crisi e si sente. Molto spesso ascolto i clienti dire “Mi piacerebbe, ma …” e indicano un problema. Oppure, “Non riesco a …” e spiegano quello che è il loro progetto».
Prima di andare, desideriamo aver svelata una curiosità: perché il nome “Danny”? «Quando sono nato non si potevano dare ai bambini i nomi stranieri - ha concluso il pizzaiolo tuttofare - mia mamma mi ha chiamato Roberto, ma per tutti sin da bambino sono sempre stato Danny. Se qualcuno ora mi chiama Roberto nemmeno mi volto …».
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