Gazzetta di Modena

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«Gli asili del futuro? Quelli dedicati ad anziani»

di Marco Pederzoli
«Gli asili del futuro? Quelli dedicati ad anziani»

Vignola. Franchini presidente dell’Asp lancia l’allarme su servizi e assistenza «Nell’Unione dei Castelli sono quasi 21mila e ben 5400 vivono in solitudine»

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VIGNOLA. «Gli asili del futuro dovranno essere sempre più quelli per gli anziani». Con questa affermazione ad effetto Marco Franchini, presidente dell’Asp (azienda per i servizi alla persona) di Vignola, evidenzia l’emergenza che esiste, anche nel territorio dell’Unione dei Comuni Terre di Castelli, per offrire un’assistenza adeguata alla popolazione anziana, che in futuro sarà sempre più numerosa. Il presidente dell’Asp parla all’indomani del convegno di due giorni che è stato organizzato a Vignola proprio su questo tema, con interventi di esperti del settore e anche di chi opera direttamente nell’assistenza agli anziani. I numeri che sono emersi dal convegno parlano chiaro per quanto riguarda la necessità di pensare e, probabilmente, ripensare agli attuali modelli di assistenza. Sul territorio della sola Unione Terre di Castelli, la popolazione anziana è di oltre 20.700 persone, di cui quelli soli sono più di 5.400. Degli anziani ricoverati in regime di residenza sanitaria assistita, l’87% rimane ricoverato per un tempo inferiore ai 2 anni. Per il 74% dei casi, il numero dei ricoverati in residenza sanitaria assistita ha tra gli 80 e i 100 anni. Nel corso del 2014 inoltre, nella casa protetta di Vignola, il nucleo medio di pazienti pluripatologici in regime di residenza sanitaria assistita è stato di 29; complessivamente ne sono stati ricoverati 101 e ne sono deceduti 30. «Gli stessi rappresentanti della Regione intervenuti al convegno – ha rilevato Franchini – sono rimasti colpiti da questi dati. Per una tenuta del sistema welfare anche in futuro, bisogna sempre più andare verso un welfare nuovo, ovvero un “welfare di comunità”. Con questa espressione, si intende un welfare coordinato da un soggetto che può essere la stessa Unione dei Comuni o l’Asp, dove all’interno operino in sinergia il pubblico, per le risorse che può investire, le aziende attente alla cosiddetta “responsabilità sociale d’impresa” e la stessa società civile, ovvero volontariato, cittadini e magari gli stessi sindacati. I lavori dei due giorni del convegno – ha concluso Franchini – davvero ben riuscito e molto partecipato, con interventi diretti pure da parte di chi opera sul campo, non rimarranno fine a se stessi, ma produrranno un documento, che servirà da supporto e da indicazione per il tavolo tecnico e politico che è stato recentemente creato durante le attuali legislature».

Dunque, dopo i due giorni di convegno che ci sono stati, ora la palla passa in mano alla politica locale, che dovrà studiare una nuova forma di welfare per incontrare le sempre maggiori esigenze previste in futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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