Via Poletti, lo spaccio sempre in diretta
La denuncia: «Giovani con zaini pieni di bottiglie, altri che vendono anche solo una canna agli studenti, giro di bici rubate»
«Un’azione rapida, efficace, con tanto di placcaggio e manette in diretta: preso lo spacciatore e caricato nell’auto della polizia. Perfetto. Il giorno dopo era qui all’angolo, sorridente, di nuovo all’opera».
Via Poletti, angolo viale Reiter: Gianluca e Stefano gestiscono da una decina d’anni il bar, un locale che è una vetrina su quello che accade in una delle zone più calde di Modena. «La situazione negli ultimi mesi è precipitata - dicono- noi abbiamo sempre “convissuto” con chi frequenta il negozio etnico di fianco, se la situazione diventava un po’ pesante, c’era confusione, troppo assembramento, dicevamo qualcosa, tutto si sistemava, c’era dialogo. Ora la stessa vecchia guardia ghanese che stazionava, persone con le quali nel tempo siamo diventati amici, se n’è andata. Ha cambiato aria perché, detto da loro, la zona ora è insostenibile».
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Partiamo dalla mattina, alle 6.30, orario di apertura del bar.
«Sembra di arrivare in un curva di uno stadio dopo la partita - raccontano - cartoni di vino vuoto, bottiglie di liquore ovunque, lattine di redbull, birre a fiumi, pisciate e tanti bicchierini di plastica, alcuni a metà, col liquore ancora dentro. E i bidoni sono a pochi metri.. I bicchierini di plastica non vengono da tanto lontano, evidentemente viene fornita una “mescita” e non è legale che accada».
«Man mano che si fa sera - proseguono - ecco che arrivano i ragazzi ghanesi. Ai piedi hanno Nike da 250 euro e tutti uno zainetto in spalla. Li riempiono di bottiglie di liquore. E nel frattempo iniziano gli affari. Abbiamo sentito con le nostre orecchie, mentre pulivamo nel piazzale, ragazzi che chiedevano “hai tre euro di fumo?”. Questo per dire come è mercato “basso”, vendono agli studenti, ai ragazzini, anche pochi euro di erba o hascisc. E ci sono anche ragazze italiane, giovani, che spacciano, addirittura in due ci hanno chiesto se per caso volevamo comprare qualcosa...»
Non è finita, è fiorente il mercato delle bici rubate. «Arriva qualche barbone, qualche tossico dalla stazione - dicono- che porta vecchie bici da donna, alcune mountain bike. Le piazzano qui, poi c’è un altro che le vende. Con 40 euro ti porti via una bicicletta. Verso le 20 appare anche un furgone che carica i nuovi arrivi o l’invenduto. E tutto questo mentre la gente che abita nei palazzi sopra non riesce neanche a sentire il telegiornale in tv dal casino che fanno in strada».
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Suggerimenti? Soluzioni? «Appostamenti in borghese. Chiunque si può mettere all’angolo, in auto, e osservare i le vendite di droga, il via vai di bici, di clienti, gente che fuma in strada».
Lo spaccio di hascisc, eroina e cocaina, come hanno appurato le forze dell’ordine, è attivo e ha basisti nell’area dei Giardini ducali e viene gestito da ghanesi. Gli stessi si spostano lungo l’asse di via Poletti per arrivare sino alla zona del Punto Snai, dove qui troviamo anche altri del mestiere, tunisini in particolare. Due residenti, madre e figlio, Nella Fabbi e Marco Bonacini, parlano di uno stazionamento continuo nei pressi dell’incrocio e, spesso anche a notte inoltrata, di vedette agli angoli, pronte a intercettare clienti per fornire le dosi. Fanno eco Guido Guercio e Serena Ferrari, che lavorano in via Begarelli: «Bivacchi, gente spacciatori, auto danneggiate, spesso risse, confusione. Non qualche volta, sempre». Situazione limite nel piazzale interno di via Ricci, dove un tempo aveva sede la Gazzetta . «Sotto alla tettoia – dice Giuseppe Grassia del negozio di toelettatura per animali - ormai c’è gente che ci dorme. Arrivo alla mattina e trovo pisciate, vomitate, bottiglie. Continuano intanto a forare gli pneumatici. Io e gli altri esercenti abbiamo cambiato gli orari di chiusura, verso le 18.30 massimo 19, perché ormai qui è territorio in mano a loro. Io e le mie ragazze usciamo insieme, facciamo gruppo per raggiungere le auto perché non c’è da stare tranquilli anche solo per spostarci di pochi metri, al di là di Ciro Menotti».
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