Parco sui Viali, che chioschi fare? I tecnici studiano nuovo progetto
Dopo il “muro” trovato in Procura, che non ammette strutture stabili in violazione alle norme di tutela l’amministrazione costretta a trovare altre soluzioni. Potrebbero farsi strada le strutture rimovibili
Si apre in Municipio una settimana forse decisiva, o comunque di svolta, per lo spinoso problema degli "scheletri in cemento del parco della Rimembranza. In questi giorni, infatti, partono le riunioni operative per tentare di risolvere una volta per tutte la questione che vede quattro chioschi sotto sequestro da un anno e un processo a nove tra amministratori e tecnici previsto per settembre. Il sindaco Muzzarelli e gli attuali assessori non sono coinvolti dal procedimento penale, ma oltre ad aver preso in carico il compito di mantenere l'area sicura dal punto di visto igienico e sanitario e al riparo dal degrado, hanno il compito di trovare una soluzione per togliere di mezzo questi chioschi decisamente non ammessi dalla magistratura e proporre qualcosa di alternativo e lecito dal punto di vista normativo e penale. Di questo si inizia a discutere in particolare e, a dire il vero, forse occorreva farlo prima visto che la Procura della Repubblica - nonostante gli approcci di mediazione da parte dell'amministrazione - pare non "mollare" sull'uso del cemento e delle piattaforme nello stesso materiale che hanno fatto scempio di una parte del giardino verde, parco che era da fine '800 "passeggiata" per i modenesi, ma poi è divenuto anche un monumento tutelato in memoria dei caduti della prima guerra mondiale. Il sindaco Muzzarelli, gli assessori Anna Maria Vandelli e l'assessore Tommaso Rotella e gli altri compresi i tecnici devono dunque decidere nelle riunioni operative che iniziano oggi. Cosa proporre al parco? Decisione da prendere con gli occhi di tutti puntati addosso, vista la "strigliata" che il pubblico ministero Claudia Natalini ha dato al Comune nei giorni scorsi. Il magistrato ha infatti scritto, citando una sfilza di regolamenti comunali secondo lei disattesi, che vengono «Ignorate norme che imponevano i controlli antidegrado ai vigili urbani. Appare pertanto conclamato come, alla luce della qualità e quantità di disposizioni regolamentari la cui cura ed il rispetto è demandata in particolare al Corpo di Polizia municipale di Modena, quest'ultimo non possa non avere programmato ed accuratamente predisposto or dunque pianificato, specifici e mirati servizi di vigilanza e di controllo dei parchi e dei giardini...». La Municipale, pochi giorno dopo queste righe, e la relazione allarmata dell'Ausl pubblicata dalla Gazzetta, è intervenuta ed ora le aree dei 4 chioschi sono recintate e ripulite. Ma ora, e questo è il vero oggetto delle prossime riunioni municipali, cosa proporre per l'area? Per uno scherzo del destino l'assessore all'urbanistica Anna Maria Vandelli, che prima di divenire assessore curava gli interessi dei chioiscai riuniti in consorzio, si ritrova ad esaminare e studiare progetti e proposte. Ora però serve un nuovo "disegno". Attualmente l'ultimo progetto dei chioschi immaginato dal Comune - ma evidentemente non apprezzato dalla Procura - prevede la costruzione di cinque strutture più leggere ma stabili, per una superficie complessivamente occupata di 1892 metri quadrati, di cui 1372 di aree pertinenziali e 520 di superficie utile dei chioschi stessi, a fronte di una superficie complessiva del parco di 72230 metri quadrati. Scriveva in merito il Comune in una nota: «Rimane invariata l'architettura approvata dalla Soprintendenza che verrà adattata di volta in volta alle condizioni estetiche e funzionali delle strutture precedenti. Viene confermato l'abbattimento dei pilastri in cemento armato e la loro sostituzione con montanti in acciaio o legno facilmente amovibili e sono previste pavimentazioni permeabili delle aree occupate dai tavoli». A quanto pare non è bastato visto che la Procura oltre a "bacchettare", non ha minimamente pensato a dissequestrare. Quindi forse si dovrà iniziare a ragionare su strutture sì più leggere ma anche rimovibili e non stabili. Il punto di partenza dovrebbe essere le normative comunali, citate ad esempio nella richiesta di rinvio a giudizio della procura, laddove si dice che non si può costruire nulla nel parco di fisso. Servirà una mediazione concordata con la Soprintendenza e, visto il precedente, con la città.
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