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L’abbraccio dei 200 al Monzani

L’abbraccio dei 200 al Monzani

Tanti studenti all’incontro col pubblico ministero che ha ricordato 30 anni di lotte

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«Io sto con Di Matteo». I modenesi hanno "abbracciato" il nuovo concittadino Di Matteo al Forum Monzani.

Non una presenza numerosa (circa duecento persone), eppure sentita. Tanti i giovani, soprattutto studenti. Due avevano in mano un’agenda rossa, a ricordare l’uccisione di Paolo Borsellino e l’impegno del pm nel processo sulla “trattativa”.

«La cittadinanza è motivo di conforto e stimolo - ha detto Di Matteo tra gli applausi - l’essenza più vera del magistrato è il servizio verso la collettività». Il pm ha ricordato quanto accaduto a Palermo negli ultimi trent’anni, criticando l’impunità della corruzione in Italia. Ha citato il caso Dell’Utri come mancato rispetto delle sentenze definitive e di assenza di una responsabilità politica.

«Senza di essa - ha aggiunto il pm - difficilmente ci libereremo delle mafie». Sull’indagine sulla trattativa, «siamo stati vergognosamente accusati di averla strumentalizzato per finalità ricattatoria verso il capo dello Stato. Vergognoso anche il silenzio».

«Tutti parlano di legalità e antimafia - ha ribadito don Luigi Ciotti - ma oggi ci sono mafiosi che fanno gli antimafiosi. Di Matteo non si senta solo, come i magistrati che fanno il loro dovere». Don Ciotti ha ricordato le radici della mafia. «Paolo Borsellino parlò di “perniciose illusioni” quando si diceva che la mafia era sconfitta - ha detto il presidente di Libera - non si batte se non si batte la corruzione».

«I mafiosi fuori dall’Emilia Romagna», ha esortato il sindaco Muzzarelli. Nel pomeriggio svolto un controllo a tappeto del Forum. I volontari modenesi di Libera avevano raccolto domande da porre agli ospiti.

«Avere Di Matteo a Modena è un onore e un orgoglio - ha raccontato Martina Rando, studentessa di Giurisprudenza - non aveva mai accettato cittadinanze onorarie, nemmeno in Sicilia. Dopo l’operazione Aemilia è un vanto e un modo per apprendere il suo comportamento, copiarlo e applicarlo nel modo di fare giustizia».

«Speriamo si possa parlare di mafie h24 - ha aggiunto il collega Pietro Sassi - la cittadinanza onoraria è un segnale simbolico importante: di sicuro ci darà qualcosa in più negli studi e nell’impegno nella lotta alle mafie».

Gli studenti dell’Udu avevano appeso un cartellone sulla balconata.

«Mi sento onorato - ha detto il coordinatore, Gabriele Guaitoli - speriamo che possa tornare più spesso dalle nostre parti». (g.f.)

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