Poveri, spesi 350mila euro «Ma la cifra sarà ridotta»
Interventi solo per casi estremi come la famiglia senza casa e con tre figli disabili L’assessore Depietri: «A chi ce la può fare dico di cambiare progetto di vita»
Madre e figlia, sfrattate e senza lavoro. Poi un’intera famiglia di disabili psichici: padre, madre e tre figli, tutti senza soldi e senza casa. E ancora: un uomo non più giovane che dorme in auto da tempo.
Sono questi gli utenti “medi” dei servizi sociali del Comune. Storie di povertà, fragilità e disagio. Per loro il municipio nel 2014 ha speso 350mila euro. Soldi prelevati dalle casse del Comune. Nulla a che fare insomma con le altre iniziative solidali, tra cui ad esempio il Fondo Anticrisi della Fondazione Cassa Carpi (circa 900mila euro), oppure le somme che arrivano da Roma per rendere meno dirompente il fenomeno degli sfratti. «La somma che destiniamo ai bisognosi - commenta l’assessore Daniela Depietri - è calata negli anni e probabilmente sarà ulteriormente ridotta di qualche punto percentuale anche nel corso di quest’anno. Non faremo mancare la solidarietà a chi ne ha bisogno, ma è nostro impegno impiegare sempre meglio le risorse calanti».
Questo significa che di soldi in contanti non ne vengono più consegnati: il Comune paga direttamente per i servizi a favore di chi è in difficoltà, evitando un uso scorretto delle cifre stanziate. Poi ci sono gli assistenti sociali. «Viene effettuato un lavoro di gruppo - dice l’assessore - per selezionare chi effettivamente ha più bisogno. Poi abbiamo una persona che controlla che la situazione evidenziata dal cittadino in difficoltà risponda a verità». Depietri riceve direttamente le persone a cui viene negato l’aiuto economico: «Non mi tiro indietro - dice - e non ho paura a dire alle persone, quando è necessario e utile, che devono cambiare il loro progetto di vita perché il Comune non può accollarsi le loro spese». Nell’ultima lista del 2012 pubblicata sul sito del Comune con i nominativi (successivamente è stato vietato per motivi di riservatezza), troviamo tanti Muhammad, Ahmed, Abdul, Hussain… ma non mancano i cognomi autoctoni. È vero che in quell’anno vi furono anche i contributi per le emergenze quotidiane del terremoto, ma si tratta comunque dello specchio di una realtà dura e difficile, fatta di poco lavoro e tanti cittadini che vivono ai margini della società. A Carpi il regolamento che fissa i criteri per assegnare gli aiuti per le emergenze sociali risale al 1991. «Detti interventi - si legge tra l'altro nel testo - debbono tener conto della riconosciuta esigenza di assicurare le essenziali condizioni materiali di vita, contrastare e contribuire a rimuovere i processi di emarginazione, favorire l'inserimento o il reinserimento lavorativo, favorire le condizioni per la permanenza e l'integrazione nell'ambiente e l'integrazione nell'ambiente familiare e sociale».
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