Italia Nostra contro due ex assessori: vanno processati
L’associazione e il Comitato per il Parco chiedono al giudice di non archiviare l’accusa di abuso urbanistico per Sitta e Prampolini
Il caso dei Chioschi non dorme mai: a fronte dei sei rinvii a giudizio, Italia Nostra e il Comitato per la difesa del Parco della Rimembranza non si accontentano dell’unica imputazione che riguarda gli ex assessori Daniele Sitta (Urbanistica) e Stefano Prampolini (Attività Economiche). Alle associazioni, infatti, non basta che siano processati per il semplice illecito loro contestato dal sostituto procuratore Claudia Natalini: aver destinato il Parco delle Rimembranze, tutelato dalle norme, «ad un uso incompatibile con la qualificazione, il carattere, la vocazione storico culturale che lo contraddistingue, nonché ad un uso pregiudizievole per la sua conservazione e la sua integrità».
Per questo le due associazioni - che hanno contrastato il progetto del Comune fin dalla prima ora presentando gli esposti che hanno avviato le indagini - hanno depositato alla cancelleria penale l'istanza di opposizione all'archiviazione avanzata dal pm in merito al capo di accusa di abuso urbanistico: l'aver violato l'ormai celebre articolo 44 del decreto 380 del 2001.
L'argomento principale del ricorso è che Sitta e Prampolini sono stati amministratori più che attivi nella creazione del presunto abuso ai danni di un'area verde sotto tutele particolari (fatto da sempre contestato dal comune). Secondo il pm Natalini, invece, i responsabili dell'abuso (una lottizzazione abusiva) sono i due dirigenti del Settore urbanistico comunale: Giovanni Villanti, 68 anni, oggi in pensione, ex capo del settore Pianificazione territoriale e trasformazione urbanistica del Comune, e Marco Stancari, 58 anni, dirigente del settore Pianificazione territoriale e poi all'Urbanistica.
In base alla Legge Bassanini, che divide le responsabilità tra dirigenti e amministratori, il pm ritiene che siano stati i primi a progettare e realizzare i cambiamenti al Parco che hanno portato alla concessione e poi all'edificazione dei quattro chioschi ora sotto sequestro giudiziario: il Cedro, Elio, ex Tosco e Bobotti. È questa interpretazione che per Italia Nostra e il Comitato di difesa non è accettabile. Per le due associazioni è vero che l'intera giunta ha approvato il progetto, nell'ambito di una riqualificazione del centro storico, ma sono stati Sitta e Prampolini a promuoverlo e “spingerlo”.
L'opposizione all'archiviazione dell'accusa per i due ex assessori è quindi il primo passo che le due associazioni intendono fare per portare Sitta e Prampolini a processo - la prima udienza è fissata per settembre davanti al giudice Barbara Malvasi - con questo capo di accusa in quanto, a loro avviso, responsabili della costruzione delle baracchine. Sarà poi il giudice a sbrogliare la matassa delle responsabilità.
La formula dell'opposizione all'archiviazione è uno strumento giuridico che Italia Nostra ha già utilizzato in passato verso il pm Natalini: nel caso della pista di Marzaglia, a fronte della richiesta di archiviare il caso, Italia Nostra ho ottenuto dal gup che, al contrario, le indagini venissero estese fino ad oggi.
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