Come dare una nuova vita a ragazze tolte dalla strada
L’associazione Marta e Maria si occupa delle più giovani, dai 14 ai 18 anni: «Prostituzione, lavoro nero e sfruttamento: tante restano come volontarie»
MODENA. «Grazie, perché lei è stato il mio cuore e le mie mani qui in Italia».
Don Domenico Malmusi, presidente dell'associazione Marta e Maria, racconta con commozione il ringraziamento di questa madre africana che una volta arrivata in Italia lo ha voluto conoscere. «E venuta a cercarmi - racconta don Malmusi - e si è letteralmente buttata ai miei piedi per ringraziarmi per quanto l'associazione ha fatto per la figlia, arrivata in Italia vittima della tratta».
L'associazione Marta e Maria nasce in città nel 1997 per dare sostegno a ragazze vittime della tratta, costrette a prostituirsi. «Abbiamo sempre lavorato in rete con l'associazione Casa delle donne che oggi si occupa delle donne maggiorenni mentre noi ci occupiamo delle minorenni, dai 14 ai 18 anni, con problematiche di diverso tipo, quindi non solo legate alla prostituzione ma anche ad esempio vittime di tratta a scopo di lavoro nero o accattonaggio», spiega don Malmusi.
«Una ragazza un giorno mi parlò di magia nera - racconta il volontario - Era convinta che attraverso la magia nera la donna che la sfruttava e la costringeva a stare sulla strada, avrebbe potuto farla morire. Io le spiegai che questo suo timore non poteva avere alcun fondamento e lei mi rispose: tu non puoi capire, l'Africa è lontana».
Le ragazze accolte dall'associazione sono di tutte le nazionalità: italiane, marocchine, albanesi, rumene, nigeriane. «Quest'ultima etnia - dice Malmusi - è quella più legata al mondo della prostituzione». Mentre nei primi anni di attività dell'associazione erano i volontari ad andare in giro per strada a conoscere e a farsi conoscere, oggi le ragazze arrivano a Marta e Maria attraverso l'attività dell'unità di strada del Comune di Modena, dei servizi sociali e delle Forze dell'Ordine. «Le ragazze da noi fanno una vita normale: vanno a scuola, studiano, fanno volontariato, sport... Una cosa positiva è che diverse di loro, conclusa l'esperienza, hanno chiesto di rimanere con noi come volontarie o come operatrici o sono andate a lavorare in realtà simili alla nostra, segno che il percorso portato avanti qui ha fatto capire loro che la vita è più bella se dedichiamo una parte di essa agli altri. Dobbiamo imparare a trattare la prostituzione non come un problema legato alle donne ma agli uomini - conclude don Malmusi - Il problema sta nell'incapacità degli uomini di creare relazioni significative e gratuite. Non si può generalizzare ma, di fatto, è così».
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