Il mondo dello sport si coalizza: «Erba del Braglia, quella spesa è una assurdità»
Uisp, Csi e polisportive invitano la Giunta a non utilizzare denaro pubblico per una società di lucro «Si accentua uno squilibrio, favorite le squadre di vertice a danno di chi pratica a livello di base» SONDAGGIO: Tu che faresti?
Poche ore all’approvazione del bilancio e il caso-Braglia, dopo l’esplosione, porta anche i primi strascichi. Il mondo sportivo, infatti, ha deciso di uscire allo scoperto. Le associazioni più rappresentative in città, Csi e Uisp, che insieme hanno più di centomila tesserati e rappresentano più di mille tra società e gruppi sportivi con impegni importanti anche nella gestione di alcuni impianti comunali, non ci stanno: 650mila euro per rifare lo il manto erboso dello stadio non passano.
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LA POSIZIONE DELLA UISP
Il presidente Giorgio Baroni: «Credo sia molto positivo che l'Amministrazione Comunale abbia deciso di destinare risorse a favore dell'impiantistica sportiva di base, un buon segnale verso realtà che in questi anni hanno svolto un ruolo importantissimo in città e di cui troppo spesso ci si dimentica. Vorrei che ci ricordassimo dello sport di base e degli impianti un po' più spesso. Non solo in occasioni eccezionali (altrimenti la polemica può essere scambiata come strumentale): oggi esiste la necessità che da parte di tutti si avanzino proposte destinate a rilanciare il ruolo dello sport sociale, facendo sistema con tutte le polisportive e le associazioni sportive. Occorre superare le difficoltà di ordine economico e gestionale che stanno attraversando molte realtà, riguardo impianti che vanno preservati perché sono un patrimonio straordinario di tutta la comunità modenese. In questo senso lo sport di base deve continuare a essere un servizio pubblico sociale e una delle realtà principali per rilanciare e qualificare il nostro territorio e la capacità di fare aggregazione. Sulla questione stadio, 650mila euro per rifare il “Braglia” sono una cifra che io non spenderei.
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A far sembrare assurda questa scelta non è l'importo della cifra in sé, ma la situazione del calcio professionistico in Italia: uno sport che non è uno sport, è solo business, incapace di inventarsi una politica capace di dare una svolta alla sua crisi. Se nessuno nel mondo del calcio è capace di collegare il sistema ad alcuni valori educativi che lo sport deve avere, in una fase di grande crisi economica e morale come questa, non se ne viene fuori. E noi dobbiamo avere il coraggio di dire queste cose, a livello politico e non solo. Quello che oggi succede a Parma potrebbe capitare a Modena. Non è solo un problema economico “per cui i soldi da qua è meglio spenderli là” ma è già diventato un enorme problema politico: i soldi vengono utilizzati per strapagare calciatori, dirigenti, procuratori e non vengono immessi negli impianti, se non in qualche piccola e rara occasione. Il rifacimento del campo sarebbe giusto se lo pagasse il Modena, ma smettiamo di citare la forza sociale dello sport nella retorica di alcune sporadiche occasioni. Dobbiamo invece iniziare a perseguirla con azioni concrete, chiamando i responsabili a rispondere sempre in prima persona quando vediamo ormai negli stadi italiani solo violenza, razzismo, e strapotere del dio denaro».
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LA POSIZIONE DEL CSI
Il presidente Stefano Gobbi: «Leggiamo del piano investimenti dell'impiantistica sportiva del Comune di Modena, su cui si sta concentrando una grossa fetta di opinione pubblica e privata. Volutamente usiamo l'accezione pubblica e privata, perché nel nostro modo di intendere, il Pubblico ha valore quando mette insieme, in rete, in sinergia il sistema e l'offerta di interesse pubblico, anche se realizzata, svolta e pratica in contesti e luoghi privati. Lo Stadio è un bene pubblico o un bene privato? Deve dipendere tutto esclusivamente dalla convenzione che ne determina la strumentalità o dal fine che persegue all'interno di un determinato contesto civile e sociale? Per noi la risposta è ovviamente la seconda. Allo stesso modo, gli impianti di valenza pubblica non sono solo quelli di proprietà pubblica, non solo quelli che si mantengono, in tutto, in parte o per nulla, con le risorse del sistema pubblico, ma anche tutti quei “luoghi di comunità” che garantiscono continuità di opportunità e di servizi alle persone prima di tutto e ai cittadini poi. Se è così, posto come assodato il riconoscimento di valenza pubblica dei luoghi di comunità, non possiamo pensare che ci siano associazioni di serie A o di serie B (e non ci riferiamo alle società professionistiche), associazioni che possono o potranno ottenere un sostegno economico ed altre no, solo perché operanti in impianti, strutture e luoghi non di proprietà pubblica? Oggi più che mai, in carestia di risorse, si deve investire tutto sulle idee, sulla messe in rete dell'associazionismo territoriale, pubblico e privato, su piani di investimento che non vanno a sanare esigenze già manifeste (alcune anche da anni), ma a prevenirne di nuove, provando a preconizzare il futuro dei prossimi 15/20 anni. L’altra sera c'è stato un incontro tra parroci e associazioni sportive parrocchiali, promosso dalla Diocesi di Modena. Il Csi ha il compito di aiutare e sostenere l'associazionismo di base, tutto: le associazioni sportive, le parrocchie, la Diocesi hanno chiesto al Csi di farsi portatore di questi valori, di queste opportunità sociali e di fare in modo che si possa ragionare alla pari, in quel tavolo di confronto strategico che dovrà essere istituito dall'Amministrazione comunale. Per questo motivo oggi è sbagliato sostenere la tesi della realizzazione del manto dello Stadio Braglia, come lo è decidere di intervenire a coprire altri bisogni del sistema impiantistico pubblico, senza avere analizzato in modo più ampio il sistema della proposta aggregativo/sportiva di “interesse pubblico”. Crediamo che la discussione vada affrontata dopo un percorso congiunto, in cui tutti gli attori del sistema abbiano portato le proprie disponibilità a servizi del bene comune. Può essere che si accorgerà di avere risorse e opportunità sconosciute e forse anche insperate.
LE POLISPORTIVE
Parla Natalino Gatti, presidente di Coop Spazio, la cooperativa che riunisce dodici degli impianti cittadini: «Per i dati in nostro possesso c’è uno squilibrio tra i fondi destinati allo sport di vertice e quelli destinati allo sport di base. Proprio perché conosco bene i conti delle polisportive, dico che non c’è equilibrio. Non vorrei che ci si dimenticasse di ciò che rappresenta lo sport di base: nel 2014, nelle nostre polisportive, ci sono stati in un anno oltre quattro milioni di ingressi, vorrà pur dir qualcosa? Ecco perché dico che c’è sproporzione. Noi abbiamo il nostro piano di riconversione ma col Comune non si è ancora affrontata la faccenda proprio perché senza risorse è impossibile fare. Noi polisportive siamo pronte a fare la nostra parte, ma le azioni vanno strutturate quando ci sono i mezzi».
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