La Baita del Lupo riapre? Primo contatto dopo anni
Lama Mocogno. Un gruppo di amici pronti a riprendersi la struttura alle Piane Pasquesi: «È malridotta dopo la chiusura, ma ci siamo». Il sindaco: «Parliamone»
LAMA MOCOGNO. È a quota 1.560 metri, a un passo dalla vetta del Monte Cantiere, con tutto il fascino di un rifugio di alta montagna nel suo profilo caratteristico: tetto a due spioventi pronunciati, architettura interamente in legno, grande cura dei particolari. Ma è desolatamente chiusa, da quasi tre anni ormai, e i segni delle intemperie - che a quest’altezza colpiscono duro - cominciano a farsi sentire. La Baita del Lupo, ritrovo affezionato di molti alle Piane di Mocogno da quando fu costruita negli anni Settanta, aspetta ancora che il suo destino venga sbloccato a livello burocratico e qualcuno torni a prendersi cura di lei, ridando un punto d’appoggio ai tanti escursionisti che frequentano quest’angolo incantevole di Appenino, tanto d’inverno quanto d’estate. È così dal 30 giugno 2012, quando non venne più rinnovata la concessione in comodato al circolo sportivo “Baita del Lupo”, che l’aveva in carico. Il bene è ritornato in capo al Comune, ma nessuno l’ha più riaperta.
Forse però qualcosa sta per sbloccarsi: il Victoria Artic Club - gruppo di patiti delle motoslitte che ha raccolto l’eredità del vecchio circolo con lo stesso presidente Giuliano Pasquesi - si è fatto avanti in queste settimane per chiedere al Comune di risolvere la situazione, dicendosi disponibile al recupero a proprie spese della struttura, come già aveva fatto in passato.
«In dieci anni avevamo investito quasi 20mila euro in interventi vari sulla baita - ricorda Pasquesi - portandola ad essere un gioiellino dall’edificio malconcio che ci era stato consegnato. Oltre a tutta la manutenzione, avevamo fatto drenaggi e ripristinato con la ghiaia più di 200 metri in una strada dove c’erano sempre allagamenti, rifatto la piazzola, risistemato il ponte di sotto con anche le ringhiere di protezione, costruito una fontana captando acqua da una sorgente lì vicino e realizzato un serbatoio d'emergenza da 3mila litri. Tutto con la nostra passione. Per questo siamo rimasti di stucco quando nel 2012 il comodato non ci è stato rinnovato, anche perché noi, a differenza di altri gruppi sul territorio, non abbiamo mai chiesto un soldo al Comune».
Adesso però più che l’amarezza prevale la voglia di salvare la baita: «Sta soffrendo per la chiusura, come è inevitabile a questa altitudine - sottolinea Pasquesi - ma siamo pronti a riprenderla. Ho parlato con il sindaco e si è mostrato disponibile a sbloccare lo stallo. Ci speriamo tanto».
«La volontà è quella di riaprire - conferma Fabio Canovi - e di consentire un utilizzo consono della struttura. Purtroppo dobbiamo fare i conti con altri 150mila euro di tagli da parte dello Stato, e di fondi per risistemare la baita non ce ne sono proprio. Ma se il gruppo è disposto a provvedere come in passato a proprie spese, ne possiamo discutere».
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