Gazzetta di Modena

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Ladri di cimeli visitano il Museo del Combattente

di Stefano Totaro
Ladri di cimeli visitano il Museo del Combattente

Rubato con estrema facilità un telefono senza fili della Seconda guerra mondiale Furto annunciato: reperti stoccati in una palazzina dentro l’ex mercato ortofrutta

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Furto annunciato e l’altra notte consumato. I ladri hanno fatto visita al Museo del Combattente ospitato in una palazzina all’interno dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo lungo via Ciro Menotti, potendone ammirare le tante meraviglie ben “esposte” in cartoni accatastati, in casse e contenitori che nulla hanno del blindato, del sicuro, dell’asettico. Sono entrati con una facilità estrema e hanno perlustrato: all’appello, per ora , mancano alcuni reperti e un telefono senza fili che risale alle Seconda guerra mondiale, utilizzato poter comunicare con truppe alleate.

E pensare che oggetti e rari cimeli che hanno superato due guerre ora non riescono a difendersi non tanto dai ladri ma da un nemico peggiore, l’indifferenza. Perchè il grido d’allarme era stato lanciato proprio dalle nostre pagine non tanto tempo fa, quando raccontammo di come questo museo fosse stato “stoccato” in attesa di tempi migliori per ora mai arrivati. Da oltre due anni infatti le bacheche che ospitavano oggetti e fotografie del Museo del Combattente sono malinconicamente ammucchiate in quella palazzina fatiscente all’angolo dell’ex mercato ortofrutta in via Ciro Menotti. Quella struttura, adibita da diversi lustri a parcheggio nel cortile, è stata chiusa per inagibilità dopo il terremoto e la stessa sorte hanno seguito i fabbricati vuoti che fanno da corona, ad eccezione di questa palazzina. Al secondo piano sono stati ospitate le decine di scatoloni che contengono maschere antigas, resti di proiettili e sciabole, elmetti e telefoni da campo, trovando così un ricovero temporaneo. Ma in una città dove la sfida con i ladri è quotidiana, a colpi di tecnologia sempre più sofisticata, ben poco potevano una misera porta in legno, un qualche catenaccio o catena al portone d’ingresso della palazzina. I ladri sono entrati senza alcuna fatica prendendosi il telefono. Probabilmente lo si rivedrà presto in vendita in bella mostra su qualche bancarella abusiva.

Il furto dunque acuisce il problema del museo: quello di trovare una collocazione consona, di poter essere a tutti gli effetti un museo da poter visitare. Il Comune e la Provincia tempo fa misero a disposizione una sede in viale Carlo Sigonio e grazie ai volontari si allestì una esposizione che riscosse un buon successo. Ora è tutto dimenticato, inscatolato, destinato a nelle tasche dei ladri.

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