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Remat, l’odissea giudiziaria è finita

Remat, l’odissea giudiziaria è finita

Ravarino. Il sindaco convoca i consiglieri: definitiva la sentenza Tar che li salva

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RAVARINO. Si è finalmente conclusa una delle vertenze più sofferte per la tutela ambientale in una Bassa modenese già fin troppo inquinata. Lo ha chiarito l’altra sera il sindaco di Ravarino, Maurizia Rebecchi, ad un incontro al quale erano convocati tutti i consiglieri comunali: quelli in carica, quelli decaduti con le elezioni di un anno fa, e soprattutto quelli del precedente consiglio. Ovvero uomini e donne che, raccogliendo l’appello che veniva dai cittadini, votarono una modifica ai regolamenti comunali che impediva la costruzione di stabilimenti insalubridi classe A a ridosso dei centri abitati, per una distanza di 400 metri. Così si bloccava l’operazione Remat che, dopo la richiesta di costruire un deposito a ridosso delle case di Stuffione, aveva chiesto con una variante di realizzare in quell’edificio un impianto per ricavare premiscelati per aziende cementifere, siderurgiche e delle argille espanse, mediante la lavorazione di rifiuti provenienti da vari stabilimenti italiani che lavorano alluminio.

Approvata quella variante, i consiglieri si videro recapitare un ricorso al Tar con la richiesta di un risarcimento da 24 milioni di euro, quelli che i promotori dell’impianto pensavano di guadagnare.

Le modalità poco rassicuranti e le informazioni assunte dai cittadini avevano tuttavia innescato grande preoccupazione, con tanto di proteste che misero alle strette l’amministrazione, sulle prime possibilista.

Dopo la grande solidarietà e le manifestazioni, quei consiglieri comunali che scelsero la tutela dei cittadini hanno atteso in solitudine gli eventi, fino alla definitività della sentenza che già lo scorso anno aveva indotto il Tar a bocciare la richiesta della società, nel frattempo sciolta. (ase)

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