Gazzetta di Modena

Modena

«Studiando le infezioni si arriva alla tana dell’Hiv»

di Carlo Gregori
«Studiando le infezioni si arriva alla tana dell’Hiv»

Alessandra Recchia e il prof. Mavilia della Medicina rigenerativa di Modena protagonisti della clamorosa scoperta scientifica fatta dallo staff di Trieste

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È un successo anche per la ricerca scientifica modenese la scoperta delle “tane” che il virus Hiv crea nelle cellule infettate dei linfociti. Due biologi molecolari dell’Università di Modena e Reggio - il professore ordinario Fulvio Mavilio (direttore del Centro Genethon di Parigi), e la dottoressa Alessandrsa Recchia, entrambi del Centro di medicina rigenerativa di Modena - hanno firmato con dieci colleghi dell’International centre for genetic engineering and biotechnology (Icgeb) di Trieste, guidati da Mauro Giacca - scienziato italiano famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sull’Hiv - il clamoroso articolo su “Nature” che ha rivelato l’importante scoperta (con la una fotografia della struttura del nucleo dei linfociti) con la quale si arriva a individuare i nascondigli dell’Hiv dove resta fino a diventare invisibile. Stratagemma che permette all’Hiv di sfuggire ai farmaci facendo sì che la malattia diventi cronica.

Dottoressa Recchia, è un successo per la ricerca italiana e in generale modenese.

«Sì, anche se si tratta di un punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2003. Allora lavoravo a Milano per Tiget Mi con il professor Mavilio e ci occupavamo di virus vettori, forme di virus attenuati. Ci interessava soprattutto capire come infettavano le cellule».

Come siete arrivati a Trieste?

«Lo staff di Mauro Giacca, che è di fama internazionale, si occupa di un virus particolare, l’Hiv. Anche loro studiavano l’infezione delle cellule. Così nel 2010 abbiamo iniziato a unire le forze».

Avevate punti di contatto forti nelle vostre ricerche?

«Sì e questi punti comuni ci hanno permesso di collaborare con loro sull’Hiv. Così abbiamo iniziato a studiare l’ingresso di questo virus nelle cellule e cercare di capire perché se ne perdevano le tracce».

È una scoperta che riguarda solo la conoscenza o può avere ricadute concrete per la cura dell’Hiv?

«Credo che possa essere importante per lo studio di farmaci che tengano conto di questo comportamento del virus e quindi aiutino a combattere questa terribile malattia».

Giacca ammette che si tratta di «una vittoria italiana, conquistata tutta in Italia e anche da ricercatori stranieri, venuti a lavorare in Italia». E spiega la scoperta con un esempio: «È come quando entriamo in una sala cinematografica al buio. I posti più comodi sono i più lontani, ma i più facili da raggiungere sono vicini all'ingresso ed è li che ci sediamo. Lì si annida il virus».

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